Stasera e domani si inaugura il Civico, costruito nel 700 e appena restaurato Si potrà visitare anche durante "Monumenti Aperti". Lo chiamano teatro ritrovato, e così sia. Cagliari inaugura, stasera e domani, alle 19,30 il Teatro Regio "Las Plassas", che risorge nel cuore di Castello come spazio all'aperto, incastonato tra la Torre dell'Aquila e i palazzotti nobiliari, dove lo ha costruito Francesco Zapata nel 1770, finché venne distrutto dalle bombe, nel 1943. Duecento posti in platea, altri cinquanta nei palchetti laterali e una teoria di salottini lungo le gallerie, che prolungano idealmente i café del Bastione di Saint-Remy: il nuovo Teatro Civico di Castello apre con due serate di gala, a inviti. IN PROGRAMMA un video di Francesco Casu con musiche originali eseguite al pianoforte da Romeo Scaccia. Sul palco anche il coro polifonico del conservatorio "Pierluigi da Palestrina" e l'ensamble "Cuncordia e launeddas". Lo spazio sarà aperto al pubblico in occasione di "Monumenti aperti", con una mostra di antichi documenti allestita nel foyer. La struttura è restituita ai sardi dopo 63 anni di oblio, due anni di lavori e due milioni e seicentomila euro dell'Unione europea. La gestione resta per ora nelle mani del Comune che, date le caratteristiche della sala, pensa di utilizzarlo più come un café letterario che come teatro. «Abbiamo moltissime richieste e faremo una gara d'appalto - spiega la dirigente del Comune, Ada Lai - intanto è nostra intenzione usarlo per piccoli concerti o come café letterario. Ci hanno chiesto addirittura l'autorizzazione a mettere divani e sedie anche nella galleria che sta sopra il palcoscenico, cerchiamo di fare in modo che sia vissuto completamente». IL SETTECENTO è il secolo del teatro all'italiana. Il marchese Zapata commissionò a Saverio Belgrano di Famolasco la costruzione del Regio, conosciuto come "Teatro di Las Plassas", edificato a sue spese e aperto al pubblico nel 1770. Nel 1831, don Efisio I lo cedette al Comune di Cagliari, così divenne Teatro Civico. Quando Gaetano Cima elabora il piano regolatore decide l'ampliamento del teatro: quattro file di palchi, il palco reale, il loggione per il popolo, la platea rinnovata, realizzato un vestibolo, una sala da caffè, un magazzino per le attrezzature e i camerini per gli artisti. Il Civico ospita finalmente un pubblico più vasto dei soli castellani: per l'appuntamento di stasera - serata mondana irrrinunciabile - è previsto un pienone. Nel Settecento il teatro era innanzitutto un contesto di esibizione sociale, dove gli spettatori si recavano per essere visti: i nobili nei palchetti a far salotto e il popolo nel parterre o in piccionaia. Oggi, il Civico sembra avviato allo stesso destino, tutti in vetrina e in salotto, come in un reality. L'appello di Anton Giulio Bragaglia che, nel dopoguerra, ne chiedeva il recupero come teatro "sperimentale", resta inascoltato.