"Ho cercato un rapporto umanistico fra città ed edifici. E' come vivere in una grande piazza E' una vera «iniezione d'acciaio e cristallo» dagli effetti leggerissimi e galleggianti nel cuore della città. Una gruppo di parallelepipedi pieni di luce che collegano tre storici edifici e si spingono per oltre venti metri nella roccia del sottosuolo. Si tratta di una sensazione avvolgente e silenziosa, dove le scale sembrano sospese nell'aria e il fuori della città è un fuori e dentro insieme senza creare invadenze sgradite. È questa la prima risposta di Renzo Piano alla sfida su Manhattan che nei prossimi dieci anni lo vedrà protagonista di altri enormi progetti, dalla sede del New York Times al Whitney Museum, fino alla Columbia University dove dovrà estendere i suoi edifici con un nuovo centro medico, una scuola di Business e una facoltà di belle arti fin dentro le strade di Harlem. Al termine di tre anni di lavori riaprirà il 29 aprile al pubblico la «Morgan Library Museum» una delle più grandi collezione di libri antichi del mondo (oltre 300mila i manoscritti conservati, compresa la Bibbia di Gutenberg e spartiti di Mozart e Beethoven) che Piano ha raddoppiato nella sua superficie espositiva creando un auditorium, grandi sale di lettura e un accesso segreto al tunnel dei manoscritti tutto scavato nella roccia. Ma l'idea guida del grande architetto italiano è stata quella di collegare i suoi storici edifici in un unico complesso culturale, biblioteca e museo, che occupa l'intero blocco fra la trentaseiesima e la trentasettesima strada sulla Madison Avenue ad un passo dall'Empire State Building. «Ci hanno chiamati - dice Renzo Piano - per cercare di realizzare un progetto che tentasse di creare maggior permeabilità tra gli edifici e la città. New York ha anche dei begli edifici, ma quasi sempre scendono sulla strada in maniera completamente egoistica, si appropriano del proprio spazio e non hanno dialogo, non rendono partecipi. Questo è un progetto che cerca l'equilibrio tra la calma che è necessaria per poter lavorare, studiare e leggere, ma anche partecipare, senza esserne disturbati, al ritmo cittadino. Questo essere in mezzo alla città, cogliere queste trasparenze, guardare gli autobus che passano, è tutto parte di un processo e non ci si dimentica di essere in mezzo ad una città che pulsa...». Il suo allora e un intervento di rottura rispetto allo stile degli altri palazzi? «No, questo lavoro non è un capriccio, anzi con un pizzico d'orgoglio direi è una scelta abbastanza europea , dove si cerca un rapporto umanistico tra gli edifici e la città, dove si dimentica per un attimo che siamo in una biblioteca che ospita la terza collezione al mondo di libri antichi e si ha la sensazione di essere un una piazza apertissima e luminosa come quella che abbiamo ricreato al piano terreno». Per farci capire meglio, Piano ci guida attraverso la sua nuova creatura partendo dal punto più alto e spinge il bottone di un ascensore trasparente e di cristallo che salendo al quarto piano fa venire le vertigini ad una signora, ma da la sensazione di attraversare un edificio sezionato e senza segreti, senza porte o barriere, dove il pensiero può correre liberamente. Perché ha scelto questi materiali? «In realtà l'acciaio è Morgan stesso, il fondatore che proprio su questo ha costruito la sua fortuna vendendolo e producendolo anche per le navi, ma quando poi si è trattato di celebrare il suo successo lo ha fatto scegliendo il neoclassico. Noi ci siamo domandati se non è il caso ormai di accettare senza vergogna la cultura industriale. Questo è un paese che ha delle radici, non occorre andarle a cercare finte con grandi esercizi di araldica, basta sfruttare quelle vere, e i piloni d'acciaio pieno che abbiamo usato sono proprio quelli che potrebbero reggere edifici industriali, così come i muri sono fatti con le spesse lamiere che si usano per le navi. Naturalmente c'è anche il legno, ma quello è per le sale interne di lettura e per l'auditorium, mentre i caveau dove si conservano i manoscritti preziosi sono stati creati nella roccia e realizzati a volta, come se fossero tante stanze dei sommergibili». «Questa volta continua Piano invece di salire verso il basso siamo penetrati in profondità scavando per due anni. Il linguaggio dei nostri materiali duri è stato scelto in questo senso, per contrapporre a quella specie di timidezza culturale americana che era tipica degli inizi del secolo scorso, quando tutte le istituzioni Usa cercavano l'identità in una appartenenza storica che prendevano a prestito. Si capisce perché: erano edifici che trasmettevano solidità e quindi 'trust', fiducia, anche se si rifacevano ad un passato inesistente». La «camminata trasparente» con Renzo Piano passa dalla stanza del «cubo magico», una micro sala espositiva per i capolavori che si illumina attraverso una grigliatura nel soffitto comandata da un computer che si regola col sole, e si allunga fino all'auditorium nel sottosuolo, per poi dissolversi sui tre grandi cancelli di vetro che legano i nuovi edifici di cristallo ai vecchi forzieri classici della Morgan. È un viaggio costato 106 milioni di dollari ma soprattutto è la prima «firma» di Piano su Manhattan. L'AUDITORIUM Nel sottosuolo della Morgan Library uno spazio ovattato per i concerti settimanali IL MUSEO Biblioteca e museo sono stati collegati in un intero blocco, a un passo dall'Empire State Building