Stenta a fare i primi passi l'agenzia regionale che dovrà tutelare i litorali sardi. Ostilità al progetto nel centrodestra ma c'è anche chi rema contro nel centrosinistra. CAGLIARI. Parto lungo e travagliato, quello della Conservatoria delle coste. L'agenzia regionale che dovrebbe contribuire alla difesa dei litorali sardi continua infatti a esistere in una sorta di animazione sospesa, tra una delibera di giunta che la istituisce e una legge per farla camminare ancora non nata. Insomma, oggi vive come una costola amministrativa della giunta regionale, ma senza un'anima giuridica autonoma. E che la Conservatoria abbia molti nemici lo si è visto molto bene anche nella recente discussione sul maxicollegato alla finanziaria. L'agenzia, pensata sul modello del Conservatoire du littoral francese, è stata infatti prima anemizzata in Commissione, approdando in consiglio solo come un'entità che ha a disposizione 500 mila euro per "studi e ricerche sulla valorizzazione delle coste". Il fatto è che, nel muro contro muro politico creatosi su alcuni aspetti essenziali del Piano regionale paesistico, si sono vaporizzate molte buone intenzioni. Come appunto quella della Conservatoria delle coste. Eppure sembrava che i tempi per cominciare a far camminare l'agenzia fossero ormai maturi. Che tutto fosse pronto per dare concretezza a un progetto ambizioso, ispirato alla filosofia dello sviluppo sostenibile. Per esempio: il censimento dei beni immobiliari regionali lungo i litorali dell'isola è stato concluso e si ha già quindi un'idea molto precisa del patrimonio iniziale della Conservatoria. Ma perché tante resistenze? E soprattutto chi sono i nemici di un sistema agile e moderno di gestione del patrimonio ambientale costiero della Sardegna ? Cioé quel valore aggiunto sul quale si possono basare ambizioni e sogni, lavoro e benessere possibile? Secondo Stefano Deliperi, il leader del movimento ecologista "Gruppo di Intervento giuridico", molte ostilità si fondano sulla non comprensione. "I giudizi severi che arrivano dal centrodestra - dice - rivelano soprattutto una paura. E cioé che la Conservatoria altro non sia che un sistema per imporre ulteriori vincoli urbanistici. Come un nuovo cuneo capace di disarticolare l'incredibile e anacronistico binomio: sviluppo uguale cemento. E invece non si capisce che la Conservatoria è ben altro. E' infatti un sistema di gestione intelligente del patrimonio ambientale". E in effetti molte posizioni assunte dal centrodestra sembrano confermare l'ipotesi di Deliperi. Sta di fatto che lo stesso Soru è sceso in campo per difendere la Conservatoria delle coste che dagli scranni del centrodestra nei giorni scorsi è stata definita un "consulentificio". "Non è così - dice il governatore -. La Conservatoria è una felice intuizione della giunta che merita di essere portata a compimento. In attesa di fare una legge, l'esecutivo ha istituito questa Conservatoria presso la presidenza per fare prima di tutto l'inventario dei beni regionali situati sulle coste e per predisporre progetti per la valorizzazione di questi beni". Poi, una promessa: "La giunta presenterà al più presto un disegno di legge in materia". Ma la Conservatoria ha anche nemici all'interno della maggioranza. Magari non un'opposizione alla costituenda agenzia netta e dichiarata, puntellata da elementi di critica fondati su ragionamenti e analisi, ma un qualcosa di più impalbabile. Quasi un freno invisibile. C'è addirittura il sospetto che la Conservatoria non sia accettata e sostenuta semplicemente perché è vista come un'idea e una proposta del presidente Renato Soru. Insomma, pagherebbe le conseguenze dei rapporti spesso difficili tra il governatore e settori della maggioranza che lo sostiene. Lo stesso Soru probabilmente non si attendeva simili resistenze. Tanto che il 14 marzo scorso aveva detto: "Sulla Conservatoria delle coste, che ha il compito di acquisire, valorizzare e gestire terreni e immobili lungo la fascia costiera, ci saranno delle semplificazioni. E noi vogliamo dare significato e risorse in coerenza con la delibera della giunta che l'ha istituita". In tutta questa tormentata vicenda c'è poi un convitato di pietra. E cioé ambienti imprenditoriali e finanziari che temono un ulteriore indebolimento di progetti speculativi fondati sul mattone. Una volta diventata adulta e messa a regime, infatti, la Conservatoria delle coste non solo avrà il compito di gestire i gioielli ambientali che arriveranno dal patrimonio regionale, ma anche il potere di acquisire terreni e immobili considerati degni di tutela. Non è quindi impossibile immaginare che le innervazioni nel mondo politico di certi ambienti attivino ostilità, sospetti o scetticismo nei confronti dell'agenzia. Eppure l'esperienza francese, alla quale la giunta Soru si è ispirata, ha dimostrato che il modello funziona. Non solo, ma è perfino condiviso e difeso dalla gente e dalle amministrazioni locali. L'esempio più clamoroso è quello della vicina Corsica, dove il Conservatoire du littoral controlla ormai direttamente il 20 delle coste e, al termine di un programma di interventi in corso, arriverà addirittura al 40 . Una delle ragioni per le quali in Francia i comuni vedono con grande favore il Conservatoire du littoral è che vengono coinvolti nella gestione del patrimonio. Forniscono personale, ma anche progetti di sviluppo turistico sostenibile. E così, mentre la Conservatoria in Sardegna stenta a fare i primi passi, l'idea della giunta è guardata con grande attenzione da organismi internazionali come l'Unep (il Programma per l'ambiente delle Nazioni Unite). Tanto che, insieme al piano paesistico, il modello di tutela della Conservatoria è stato inserito nel Blue Plan, il dossier del Map (Piano d'azione per il Mediterraneo) dell'Unep. Per il maltese Paul Mifsud, coordinatore del dossier, la Sardegna sta insomma diventando un modello da imitare in tutta l'area mediterranea, considerata ad altissimo rischio ambientale. Se infatti il trend non sarà invertito, entro il 2025 oltre il 50 delle coste mediterranee sarà cementificato. Dice Mifsud: "Il nostro dossier solleva questioni di enorme importanza che devono assere affrontate immdiatamente, adottando programmi regionali per la gestione sostenibile della fascia costiera e migliorando il sistema delle aree protette mediterranee".