IL CAPITOLO DANNIIl 9 maggio l'udienza: c'è aria di scaricabarile? «Guerra» fra costruttori, Comune, Regione e Soprintendenza La maxivertenza civile nata dal caso Punta Perotti dà appuntamento al 9 maggio. In quella data incomincerà la lunga (si pensa) istruttoria sulle azioni di risarcimento incrociate promosse dai costruttori contro il Comune (e viceversa), contro la Regione (e viceversa) e la Soprintendenza ai Beni artistici, che comunque attraverso il suo legale avverte che considererà Palazzo di città (autore delle autorizzazioni) «garante» di ogni pretesa economica degli imprenditori. Una bella gatta da pelare per i giudici civili che esamineranno il caso, certamente sotto i riflettori dell'opinione pubblica. Anche a demolizione praticamente conclusa. Manca all'appello solo il palazzo realizzato dall'imprenditore Antonio Quistelli, quello parallelo alla costa. Ma salvo imprevisti sarà questione di giorni: il tempo necessario all'arrivo a Bari della megapinza meccanica. Vale la pena di riassumere le richieste e le strategie difensive reciproche che si vanno coagulando in vista dell'udienza del 9 maggio. L'ATTO DI CITAZIONE DI MATARRESE E ANDIDERO - È stato il primo a partire, a gennaio scorso, anche se la richiesta di danni era stata già presentata due anni fa con la forma dell'«atto stragiudiziale di diffida». In sintesi, le due società edili SudFondi e Mabar (che fanno capo rispettivamente alle famiglie Matarrese e Andidero) hanno citato in giudizio il Comune, la Regione e il Ministero per i Beni e le Attività culturali per oltre 500 milioni di euro, chiedendo che venga accertata la loro responsabilità per avere indotto «con i loro comportamenti la Sudfondi e la Mabar a intraprendere e proseguire le lottizzazioni di Punta Perotti». Gli avvocati delle aziende edili, in altre parole, chiedono il risarcimento degli «ingentissimi danni che assumono aver subìto per effetto della confisca disposta in sede penale», sulla base della considerazione che le opere sono state realizzate sulla base di tutte le autorizzazioni pubbliche prescritte dalla legge, tant'è vero che la stessa Cassazione ha assolto costruttori e progettisti per buona fede. IL COMUNE VA AL CONTRATTACCO - Nei giorni scorsi, Palazzo di città, costituendosi nella causa civile, ha rilanciato, chiedendo ai giudici di condannare i costruttori Matarrese e Andidero a pagare alla città 105 milioni di euro complessivi, che comprendono sia «il danno cagionato al Comune per la lottizzazione abusiva» sia le spese per la demolizione (circa un milione e mezzo di euro). I legali del Comune spiegano che il danno è calcolato nella misura di circa 300 euro per ogni cittadino. Secondo l'amministrazione comunale, inoltre, «qualora la causa del danno fosse l'adozione di atti amministrativi illegittimi, questi avrebbero dovuto essere tempestivamente impugnati». E infine: «Le perdite economiche delle quali gli attori si lamentano derivano esclusivamente dai loro comportamenti». LA REGIONE ENTRA NEL GIUDIZIO - L'amministrazione regionale, dichiarandosi assolutamente «estranea» alla questione urbanistica, si costituisce pure in causa, rilanciando con la tesi del «danno ambientale» e quindi chiedendo ai giudici di essere risarcita dai costruttori. I legali della Regione inoltre rilevano che l'amministrazione da loro rappresentata non si è mai occupata della vicenda e in particolare «non doveva curare affatto l'apposizione del vincolo (ambientale, ndr)». LA SOPRINTENDENZA ALZA LA VOCE - Piuttosto dura la linea della Soprintendenza ai Beni ambientali, che punta l'indice contro l'amministrazione comunale. Sulla quantificazione del danno chiesto dai costruttori Matarrese e Andidero con riferimento al valore del suolo confiscato (250 milioni di euro), l'avvocatura dello Stato precisa che tale importo non può rinvenire da «esternazioni del sindaco (Emiliano, ndr)» e quindi chiama in garanzia il Comune in caso di eventuali condanne al risarcimento dei danni.
Punta Perotti -- La causa di tutti contro tutti
Il 9 maggio si terrà l'udienza per il caso Punta Perotti, in cui i costruttori Matarrese e Andidero chiedono il risarcimento di oltre 500 milioni di euro al Comune, alla Regione e al Ministero per i Beni e le Attività culturali per aver indotto a intraprendere e proseguire le lottizzazioni di Punta Perotti. Il Comune, la Regione e il Ministero hanno risposto con un atto di citazione di difesa, affermando che i costruttori sono responsabili dei danni e chiedendo il risarcimento di 105 milioni di euro. La Soprintendenza ai Beni ambientali ha anche espresso la sua opinione, chiedendo il risarcimento dei danni ambientali.
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