Idee - Un libro di Giovanna Melandri sul "new deal" del patrimonio italiano. E una proposta Un assordante silenzio ha caratterizzato, nella recente campagna elettorale, il tema dei Beni culturali: dei più autentici tesori che l'Italia possiede s'è parlato assai poco. Tra le rare voci a parlarne, quella appassionata di Giovanna Melandri, che vi ha anche dedicalo un libro, Cultura paesaggio turismo, politiche per un new deal della bellezza italiana, con prefazione di Romano Prodi (Ciremese editore, 1 55 pagine. 1 0 curo), denso di cifre - non a caso l'ex ministro nasce come economista - curiosità e proposte. Da quando il Ministero era, di tutti, la "cenerentola"; a quando, vi sedeva Walter Veltroni, è entrato a far parie del Cipe e ha duplicato le proprie risorse; a oggi, quando «siamo drammaticamente tornati indietro»: «Gli ultimi cinque sono stati anni davvero orribili perla cultura italiana», spiega Giovanna Melandri. Eppure, il "comparto" ha mostrato di crescere più di tanti altri; i 900 miliardi di vecchie lire garantiti da una giocata supplementare del Lotto (ora dirottati altrove) significavano 17 mila unità di lavoro in più; la "sete" di arte e di cultura, in Italia, si manifesta in mille variegati modi. Invece, annota giustamente Melandri, «nel 2005 le 7 Regioni che ne dispongono hanno utilizzalo solo il 18 per cento dei Fondi europei; e da 1.876 milioni d'euro del 2001, le somme non spese, cioè i residui passivi, nel 2005 sono aumentati a 2.523 milioni: una cifra record», continua l'ex ministro. Parallelamente, però, è nata Arcus: una società voluta dai Beni culturali e dal ministro delle Infrastrutture, ben più ricca di fondi e che duplica le funzioni del Ministero, ma senza sottostare alle sue funzioni e compiti scientifici. E intanto, i fondi per far funzionare le soprintendenze ed i musei, negli ultimi tre anni si sono più che dimezzati. Ma allora, è una catastrofe? «Assolutamente sì. Non si capisce che, invece, occorre un ministero forte, ma snello; che sia in grado di dialogare con le Regioni e gli enti locali, con le associazioni e i privati, il mondo imprenditoriale. Oggi va rimesso in moto il cantiere dei restauri: però basati su grandi programmi; bisogna pensare a più luoghi d'arte, ed a più musei. E bisogna coniugare il tutto con il turismo». Questa parte della proposta Melandri è la più discussa. E' vero: il turismo assicura circa l'11 percento del Pil; dà lavoro a almeno tre milioni di persone; e nel campo, stiamo perdendo velocità rispetto al resto dell'Europa. Imprese ed alberghi piccoli; scarsa competitività dei tour operator, i costi talora troppo elevati; gli standard indefiniti; anche l'Iva più salata che in altri Paesi, e i pochi investimenti dei privati sono tra le cause di un carente sviluppo. Ma la proposta d'accorpare ai Beni culturali anche il Turismo non soddisfa tutti. Qualcuno nota che la crisi al Ministero dei Beni culturali è iniziata quando esso ha preso ad occuparsi anche di Sport e di Spettacolo (il patrimonio culturale n'è sovrastato: qualsiasi ministro preferisce occuparsi dello spettacolo dal vivo, o dei problemi del doping, anziché di archi colonne); ed aggregarvi anche il Turismo, potrebbe mettere ancor più a repentaglio la fragilità degli stessi Beni culturali. Ma sono questioni di dettaglio: assai forte e documentata è la denuncia della situazione, che Melandri definisce «insopportabile»; assai chiari ed organici sono i rimedi proposti; «ed assai poco il tempo che resta perché, mettendoli in pratica, si possa evitare un vero e proprio fallimento», conclude, combattiva al solito, l'ex ministro.
Cultura e turismo, insieme
Giovanna Melandri, ex ministro delle Infrastrutture, ha pubblicato un libro intitolato "Cultura paesaggio turismo, politiche per un new deal della bellezza italiana". Nel libro, Melandri denuncia la situazione dei Beni culturali in Italia, che è stata "assordante silenzio" durante la campagna elettorale. I fondi per i Beni culturali sono stati utilizzati solo il 18% dei Fondi europei, e le somme non spese sono aumentate a 2,523 milioni di euro nel 2005. Melandri propone di creare un ministero forte e snello, che possa dialogare con le Regioni e gli enti locali, con le associazioni e i privati, il mondo imprenditoriale.
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