E' in arrivo qualche migliaio di posti barca lungo la costa ligure, con relativi edifici per abitazioni, uffici e negozi, in qualche caso cantieri per la nautica e in altri anche alberghi e residence: sono quindici interventi, per lo più nell'imperiese e nel savonese ma anche nel genovese e uno solo a La Spezia, precisamente a Portovenere-Fezzano. In quasi tutti i casi, tranne eccezioni come Ventimiglia, sono ampliamenti di porti esistenti e sono progetti che risalgono indietro negli anni e solo adesso stanno arrivando a compimento. Come direbbero gli ambientalisti, sono alcune decine di migliaia di metri quadri di cemento. «In questi casi collidono sempre due questioni: la salvaguardia della costa e la costruzione di volumetrie, ma nessuno vuole i porti-garage, ossia i depositi di barche che nella stagione invernale sono abbandonati e in estate sono comunque frequentati solo per arrivare alla barca e ripartire», spiega Carlo Ruggeri, l'ex sindaco di Savona che da un anno è l'assessore regionale all'urbanistica della giunta di Claudio Burlando e dunque si è trovato la quasi totalità di questi progetti sulla scrivania, con iter già perfezionati. Non tutte le partite però sono chiuse perché su cinque dei quindici progetti in questione, manca ancora l'istruttoria sul progetto definitivo. Sono i progetti del nuovo porto turistico di Ventimiglia, dedicato ai grandi yacht per sottrarre clientela a Montecarlo, quelli di Bordighera, di Diano Marina, Loano e Albissola-Savona. Su questi dunque le procedure devono ancora essere completate. Sono già aperti invece i cantieri a San Lorenzo al Mare, Alassio, Varazze, Arenzano, Sestri Ponente e Portovenere Fezzano. In generale, l'assessore spiega che: «ognuno di questi interventi è compatibile con il piano della costa e i luoghi ritenuti idonei alla costruzione di un porto turistico, in genere, nel passato sono stati maltrattati sotto il profilo ambientale: usati come discariche oper interventi impropri». In ogni caso, la compatibilità con le previsioni del piano della costa non sono sufficienti ad ottenere l'autorizzazione ad ampliare un porticciolo esistente o a costruirne uno ex novo: «sui singoli progetti si fanno le verifiche ambientali, perché il piano della costa ha solo fatto una maglia che indica dove si può eventualmente fare un porticciolo; poi ci sono le successive verifiche ambientali». In Liguria comunque, resteranno ben poche località senza un porticciolo: i dati dell'Ucina aggiornati ad ottobre del 2005 parlano di 51 porti esistenti. Adesso si aggiungono altri quindici progetti in itinere, di cui 9 sono ampliamenti dell'esistente. «Ciononostante spiega Ruggeri non ci avviciniamo neppure all'enorme richiesta di approdi e rispetto ad altri paesi, anche molto vicini a noi, stiamo rispettando un buon equilibrio anche se non è facile mantenersi su una linea che eviti da un lato le cosiddette cementificazioni e dall'altro gli approdi autosufficienti che non hanno alcuna ricaduta sul territorio né in termini economici, né in termini vitali». In questa logica di mixare le varie funzioni, dice l'assessore, la Regione sta preparando una modifica di legge sui porticcioli: «che preveda una speciale tutela per la parte che deve essere riservata ai pescatori». Questa sarà una novità, intanto Ruggeri spiega che al di là dei vincoli ambientali, vengono poste alcune condizioni. «Chiediamo sempre un trattamento speciale per la cosiddetta nautica sociale, ossia i gozzi e le piccole imbarcazioni e quando è possibile anche per la cantieristica. L'obiettivo è di realizzare insediamenti vivi, che abbiano ricadute anche economiche lungo tutto l'arco dell'anno». E uno dei punti cardine su cui la Regione intende spingere è che in ogni porto turistico: «vengano lasciati rilevanti spazi per i transiti, per chi cioè non ha il posto barca ma è in vacanza e vuole fermarsi una o più notti, cosicché attraverso i porti possano arrivare in Liguria dei turisti in più, che visitano città e paesi».