Acquisire il Mulino d'Arienzo a patrimonio pubblico «per evitare lo stesso errore commesso con l'Isola de li Galli». L'appello è del sindaco di Positano, Domenico Marrone, che si è rivolto in questi giorni al ministero dei Beni culturali, alla Regione Campania e alla Provincia di Salerno per evitare che una delle dimore storiche della città, situata nel vallone Porto prospiciente la spiaggia di Arienzo e recentemente messa in vendita dai proprietari, possa finire nuovamente nelle mani dei privati. Anche se, stando ad alcune indiscrezioni, una parte del complesso sarebbe stato già ceduto ad un imprenditore napoletano, mentre per la restante parte della villa, ricavata da un vecchio mulino ristrutturato negli anni '20 dallo scrittore russo Michail Semenov, non sarebbe stato trovato l'accordo. E per questo, il Comune, vuole far diventare pubblico quello che per anni fu il vero salotto letterario di Positano. Già, perché a quattro passi dal mare della Costiera, vennero ospitati tra gli altri, personaggi del calibro di Sergej Pavlovic Diaghilev, Leonid Mjasin, Igor Stravinskij e Pablo Picasso. Indelebili pagine di storia, nel ricordo delle quali il primo cittadino di Positano si appresta chiedere alla soprintendenza di Salerno l'apposizione, su quel complesso, del vincolo monumentale. Un atto amministrativo che, se emesso, sarebbe necessario per consentire agli enti di esercitare il diritto di prelazione sull'acquisto. "È importante intervenire affinché non si ripeta l'errore dell'Isola de li Galli acquistata da privati e sottratta al patrimonio pubblico - ha scritto il primo cittadino Domenico Marrone nell'appello lanciato alle istituzioni - Il Mulino d'Arienzo, dimora storica situata in un luogo di incomparabile bellezza paesaggistica, potrebbe divenire il luogo preposto ad ospitare le iniziative culturali che oggi, nel nostro paese, non trovano uno spazio adeguato per potersi realizzare». Quanti pomeriggi di serenità si sono vissuti negli anni Cinquanta in quel lembo di terra, diviso solo dal mare e dalla roccia a strapiombo da un'altra residenza storica: quella del regista Franco Zeffirelli. Nella casa che fu di Mischa Semenov , uno dei primi stranieri a giungere da esule a Positano già durante la prima guerra mondiale (lo scrittore è sepolto con la moglie nel cimitero di Liparlati) si radunava l'intellighenzia che trasformò la cittadina in buen retiro degli artisti. Erano momenti diversi rispetto al periodo bellico, quando in molti (siamo negli anni Trenta) si ritrovarono in una terra straniera che per la maggior parte di loro rappresentò la salvezza. Con quegli "spiriti affini troppo spesso tenuti lontani da piccolezze", si incontravano e si fondevano spesso anche il pittore Bruno Marquardt, la scrittrice Isabella Quarantotti, ultima moglie di Eduardo De Filippo, e tanti altri ancora. Appartenevano a quel nucleo di amici più intimi che s'incontravano a Positano. Spesso a casa del vecchio Semenov, che beveva vodka fatta in casa, e della sua compagna Valeria Teja. Quanti ricordi in quel lembo di terra che oggi il Comune vuole acquisire a patrimonio pubblico. Un luogo suggestivo e leggendario. Già, perché il borgo prenderebbe nome dal liberto dell'imperatore Tiberio, Arienzo per l'appunto, abitante del mulino che fu poi di proprietà dello scrittore russo. In quel manufatto, Arienzo macinava sia la farina che gli altri cereali provenienti quotidianamente da Capri. E a farglieli inviare direttamente dall'isola Azzurra era lo stesso Tiberio, dove si era trasferito dopo essere stato costretto a lasciare Roma. «Anche per questo - conclude Marrone - chiedo alla soprintendenza di Salerno di porre il vincolo sulla villa».