Sotto la chiesa vengono alla luce 500 scheletri, dipinti antichi e una cappella in muratura. La parrocchia dei Cappuccini a Sas-sari nascondeva nei suoi sotterranei un vero tesoro storico, venuto alla luce nelle settimane scorse grazie al lavoro di recupero portato avanti dai tre frati che ora gestiscono il convento: il parroco padre Ceslao, il suo vice, padre Maurizio e padre Tierry. «Quando siamo arrivati qui dice il parroco abbiamo visto subito le condizioni in cui si trovava tutto l'edificio. Sapevamo del vecchio cimitero posto sotto il convento ma pensavamo che ci fossero solo pochi scheletri sistemati in vecchie bare che tra l'altro non erano visibili perché chiusi da residui di tubazioni, vecchie tavole, cera, quasi una sorta di sga-buzzino. Il solaio del cimitero era a rischio crollo e avevo paura per la solidità della chiesa». Il solaio coincide con il pavimento di gran parte della chiesa attuale, in particolar modo con la sua parte più antica: la cappelletto, dedicata alla Madonna di Valverde originaria dei primi anni del 1500. «L'ingegnere Enzo Gavini mi consigliò di risanarla». Ed è con l'avido dei lavori che cominciano le sorprese storielle. In una serie di nicchie e di vecchie bare in legno vengono ritrovati 500 scheletri risalenti con molta probabilità al 1600, periodo in cui il convegno dei Cappuccini veniva utilizzato come una sorta di sanatorio, visto il dilagare della peste in città. Molti sono stati i frati morti per il contagio della peste e tanti, sono stati i sassaresi che qui hanno trovato la morte. C'è persino una antica famiglia napoletana di cui è stata recuperata la pietra tombale. Tra le nicchie, piene di cemento, trovati anche dipinti antichi forse realizzati dagli stessi frati di una volta; un antico altare probabilmente utilizzato come cappella e alcune scritte sulle pareti che ricordano l'antica destinazione del luogo: "Requiem aeter-num". I frati cappuccini hanno chiesto consulenza alla Soprintendenza, ma le risposte non sarebbero state soddisfacenti: «Ci hanno detto che non potevano intervenire in quanto si trattava di proprietà privata» dice il parroco. Per cui lo hanno fatto i frati attuali realizzando una sorta di piccolo percorso museale dove sono visibili nelle varie nicchie gli scheletri dei frati alcuni dei quali morti in odore di santità. E così la parrocchia dei cappuccini che il prossimo anno festeggia i 70 anni di attività sotto questa veste potrebbe diventare ancor di più un riferimento turistìco-religioso sempre più importante per la provincia. PAOLO PASCA