POMPEI. Scoraggiata dalla chiusura dei bagni degli scavi un'intera comitiva di inglesi, ieri mattina, è scappata via da Pompei rinunciando, così, alla visita preferendo il Museo archeologico di Napoli: «Almeno là i bagni sono aperti», ha commentato la guida del gruppo, dopo una telefonata fatta all'ufficio informazioni. Rubinetti a secco, servizi igienici chiusi, niente bagni chimici, come invece aveva annunciato il sindaco, disagi e proteste dei visitatori. Il bollettino turistico degli scavi archeologici di Pompei - a tre giorni dell'emergenza idrica che ha colpito ventidue comuni dell'area vesuviana e risolta ieri con la riparazione della condotta regionale - racconta ancora di scene di disperazione e di crisi di pianto di stranieri alla ricerca di un bagno. E i diecimila turisti che ieri si sono riversati nella città archeologica più conosciuta al mondo dove hanno fatto pipì? Alcuni hanno percorso due chilometri a piedi per liberarsi nei bagni del santuario. Altri hanno affollato bar e ristoranti per usufruire della toilette. I più fortunati, invece, hanno appagato i bisogni fisiologi nei wc di quegli autobus che ne sono dotati. Fino alla resa degli inglesi: «Dopo un attento monitoraggio abbiamo accertato che non si è prefigurata alcuna grave emergenza sanitaria che necessitava la collocazione di bagni chimici a ridosso dell'area archeologica - ha spiegato il sindaco Claudio D'Alessio -rassicurati, anche, dal ritorno a pieno regime dell'erogazione idrica. La macchina organizzativa - ha precisato - è stata perfetta nel garantire acqua a tutti i cittadini che ne hanno fatto richiesta. Posso affermare con fierezza che abbiamo affrontato brillantemente l'emergenza idrica». Il direttore amministrativo degli scavi Luigi Crimaco reputa la soprintendenza archeologica di Pompei vittima dell'emergenza: «La soprintendenza non è che una delle vittime di questa vicenda che provoca agli scavi di Pompei un indubbio danno di immagine. Dal momento in cui si è manifestato il problema - dice il manager -abbiamo assicurato l'approvvigionamento acquistando l'acqua e rifornendo gli scavi con quattro autobotti al giorno. C'è stato qualche disagio con la chiusura dei bagni solo nei momenti di scambio tra una autobotte vuota e una nuova piena». Se i bagni di Porta Marina Superiore, ieri, hanno funzionato a singhiozzo, rimanendo totalmente chiusi nei giorni scorsi,, i servizi di piazza Esedra e di piazza Anfiteatro sono stati totalmente interdetti ai turisti da giovedì scorso perché sprovvisti di serbatoi. La Regione, intanto, informa della ripresa dell'erogazione idrica nei comuni del comprensorio vesuviano raggiunti dalla condotta 1300 interessata dal guasto: «Secondo i rilievi dei tecnici dell'assessorato - SDieeano - tra le cause della falla potrebbero essere abusi edilizi commessi lungo il percorso della condotta, per il mancato rispetto della fascia di garanzia. In particolare, i tecnici hanno rilevato che, proprio in corrispondenza della falla, gravava un muro di confine abusivo». L'emergenza idrica, però, ha solo accentuato il problema in quanto la precarietà dei servizi igienici degli scavi di Pompei, visitati ogni anno da tre milioni di turisti, dura 365 giorni l'anno. Su dodici bagni, a disposizione dei tremila turisti, appunto, solo nove sono funzionanti. Quattro sono dislocati all'ingresso di Porta Marina Superiore, quattro all'entrata di piazza Esedra, quattro, di cui solo uno funzionante, a Porta Anfiteatro. «I servizi igienici di piazza Anfiteatro- dice una guida turistica - hanno la porta elettronica. Accade, dunque, che più di dieci persone in fila, in attesa di entrare nell'unico bagno funzionante, devono aspettare circa un'ora. È fuori da ogni logica una situazione simile. Ancora più assurdo è che, su diecimila visitatori al giorno, in media mille turisti hanno un solo bagno a disposizione».
Pompei, niente bagni in fuga dagli scavi
Ieri mattina, un gruppo di inglesi è scappato da Pompei dopo aver trovato i bagni degli scavi chiusi. La guida del gruppo ha chiamato l'ufficio informazioni e ha scoperto che i bagni chimici non erano stati aperti. I visitatori hanno dovuto aspettare in fila per usare i pochi bagni funzionanti, che sono stati chiusi per la mancanza di acqua. Il sindaco di Pompei ha spiegato che la macchina organizzativa ha affrontato bene l'emergenza idrica, ma il direttore amministrativo degli scavi ha criticato la soprintendenza archeologica per aver causato un danno di immagine.
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