BARI Fanno a pezzi l'anima di una terra dalla bellezza mozzafiato e se la rivendono al Nord. Un Nord qualsiasi, simbolico, sia esso italiano, svizzero, o perché no, sia il Giappone piuttosto che la California o la Florida. Il Nord, visto dallo sterminato Tavoliere delle Puglie, ma anche da più giù, scendendo lungo gli ultimi lembi di terra del Tacco dello Stivale, dalla Valle d'Itria, Brindisi, o Leu-ca, significano soldi, fabbriche di denaro. Ed è con quel denaro che in Puglia i ladri di paesaggio ingrassano gli affari, gonfiando il fatturato di un mercato clandestino che sta crescendo anno dopo anno e che ha raggiunto dimensioni preoccupanti. Opere d'arte viventi Da tempo dalla Puglia emigrano verso il Settentrione più ulivi secolari che persone in cerca di fortuna: questo albero, opera d'arte vivente per antonomasia, che per la sua tenacia, la capacità di adattamento anche ai climi più difficili è sicuramente l'icona di una regione che sul proprio territorio può vantarne oltre cinque milioni di esemplari secolari sui 50 milioni di ulivi, è da anni al centro di un traffico organizzato dalle bande degli espiantatori. Ma i ladri di paesaggio fanno razzia di tutto. Rubano trulli, muretti a secco, i caratteristici massi di carparo rosso che sembrano sculture, le antiche tegole delle masserie, i mattoni bianchissimi di pietra leccese o martinese che qui chiamano semplicemente Manche, ma smantellano anche le mangiatoie per gli animali, le pietre delle stalle, le edicole sacre così diffuse in Puglia per i radicati sentimenti di religiosità popolare, i rosoni delle chiesette rurali via via dimenticate con le urbanizzazioni e lo spopolamento dell'agricoltura. L'abbandono progressivo delle campagne, soprattutto nelle zone dove sono più vaste e difficilmente sor-vegliabili, favorisce questa attività illecita e particolarmente redditizia: ricostruire altrove un angolo di Puglia costa attorno ai 150mila euro: il 'pacchetto chiavi in mano' comprende una ventina di ulivi secolari, trenta massi di carparo, un trullo, cinque casse di pietrame da giardino, dieci melograni, un carrubo. Naturalmente nella cifra sono inclusi il trasporto e una settimana di lavoro per i tre giardinieri-artigiani-muratori che si occupano dei lavori. L'ultima segnalazione è arrivata prima di Pasqua da un fondo non lontano da Santeramo, nella Mur-gia Barese. Grazie alla collaborazione con un'associazione ambientalista, la Vas, la polizia provinciale ha scoperto il 13 aprile scorso, in località Fullone, 57 pedane di pietre già impilate pronte per partire alla volta, anche in questo caso, di ville del Nord Italia. Perché la loro funzione è prevalentemente quella di oggetti di arredo di giardino, magari di fianco a qualche ulivo secolare. Caccia alle tegole II mercato ha contorni ancora in ombra, perché se da una parte si teme che possa esserci dietro una forma di criminalità organizzata, dall'altra sembra altrettanto plausibile che questo commercio si alimenti quasi naturalmente con l'abbandono di campagne e masserie. Sempre sulla Murgia, però, i carabinieri hanno scoperto un traffico di tegole di antica manifattura e di coppi per la copertura dei tetti. E si è visto che questi elementi trafugati passano di mano in mano con un notevole effetto moltiplicatore: una singola tegola costa infatti al ricettatore 50 centesimi, ma il prezzo finale sul mercato è di 5 euro. Gli inquirenti non escludono che tra i clienti dei ladri di storia rurale pugliese vi siano siano anche ricchi californiani e giapponesi, a conferma della vastità che ha assunto il fenomeno. Più a Sud, pure i trulli nella Valle d'Itria, dalla caretteristica forma conica, a cavallo tra le province di Bari e di Brindisi e ai piedi di Martina Franca, sono al centro di questi traffici, nonostante ad Albe-robello siano tutelati anche dall'Unesco come patrimonio dell'umanità. Gli agglomerati di queste tipiche costruzioni più esposti ai furti sono quelli costruiti nelle campagne e abbandonati. Tufo su tufo, pezzo dopo pezzo, in Puglia diversi di questi trulli sono stati decapitati della punta a forma di cono, oppure smontati. Ma negli ultimi tempi è sempre più richiesto un altro elemento dell'architettura rurale: i muretti a secco cioè senza utilizzo di calce o collanti sono di fatto stati elevati al rango di oggetti pregiati proprio per le incursioni dei predoni.
Ecco i ladri di paesaggio. Rubano trulli e ulivi per rivenderti al Nord
In Puglia, i ladri di paesaggio stanno facendo a pezzi le bellezze naturali e culturali della regione, vendendole al Nord Italia o all'estero. Questo fenomeno è particolarmente preoccupante in campagne e masserie abbandonate, dove gli espiantatori rubano trulli, muretti a secco, massi di carparo, tegole e altri elementi architettonici. Il mercato di questi oggetti è redditizio e può raggiungere cifre elevate, come ad esempio il prezzo di un pacchetto di ulivi secolari, massi di carparo e trulli, che può costare attorno ai 150mila euro.
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