CENTOVENTICINQUE anni fa apriva a Milano il Museo Poldi Pezzoli.Era la primavera del 1881 e la città era invasa da un milione e mezzo di persone, accorse a visitare la Prima Esposizione Nazionale italiana. Il direttore del museo, Giuseppe Bertini, sfruttò l'evento come traino per l'inaugurazione della dimora storica di via Marconi. La strategia di marketing funzionò a meraviglia. La casa-museo fu presa d'assalto dai turisti e nel giro dì sei mesi registrò oltre 9mila visitatori pronti a sborsare una lira a testa, pur di ammirare i tesori raccolti dal nobile Gian Giacomo PoLdi Pezzoli e donati, alla sua morte, ai milanesi come patrimonio pubblico da incrementare. Oggi, dopo un secolo e un quarto di storia- il museo fe-steggiail25aprì-le offrendo al pubblico l'ingresso gratuito -, si può dire che i milanesi abbiano realizzato il suo sogno, contribuendo alla crescita della raccolta con lasciti d'ogni sorta. Tant'è che la vicenda del PoldiPezzoli coincide, sì, con La vicenda del suo fondatore, ma - a sentire il direttore Annalisa Zanni - anche con quella delle grandi famiglie collezioniste di Milano. Direttore, quante opere possiede il Poldi Pezzoli? «Partito da un fondo di 2.200 pezzi, se ne contano adesso 5.600, di cui 1.200 donati fraill880eil 1980. Capolavori che vanno dalle arti figurative alle arti applicate, e che vengono ammirati, in media, da 45mi-la persone Fanno, affascinate anche dalla storia stessa di un palazzo dove aleggia ancora idealmente lo spirito del suo signore». Che tipo era Gian Giacomo Poldi Pezzoli? «Un uomo del Risorgimento, che si ritrovò giovanissimo al centro di un periodo infuocato della storia milanese. Nel 1848, a26 anni, appoggiò gli insorti e fu condannato a un anno di esilio e a una multa di 600mila lire l'anno. Fortunatamente l'esilio gli servì per visitare mezza Europa e a Parigi scoprì il fenomeno delle case-museo, avviato dall'apertura al pubblico del mitico Hotel de Cluny. Lungimirante com'era, importò quel modello in Italia e ricavò, nel palazzo di famiglia, un cosiddetto "appartamento" del collezionista, da arredare e decorare con opere straordinarie». Partì da una collezione preesistente? «Dalla madre, Rosa Trivulzio, aveva ereditato il gusto e l'amore per "il bello" che le aveva tramandato il padre, il principe Gian Giacomo Trivulzio, proprietario di una raffinata raccolta d'arte e di oggetti preziosi, oggi conservata ai Musei Civici, e di un fondo librario patrimonio della Biblioteca Trivulziana, appunto. Raggiunta la maggiore età, anche Gian Giacomo iniziò a selezionare oggetti per la formazione dì una raccolta personale». Con quali cominciò? «Sembra che il suo primo interesse fossero le armi e le armature, una passione e uno status symbol. All'epoca il vero signore non poteva non avere un'armeria. Dal 2000, tutta questa parte della collezione è raccolta nella Sala d'Armi nel nuovo allestimento di Arnaldo Po-modoro». Poi vennero i dipinti? «Aiutato da una schiera di consiglieri fidati, scelse opere del Rinascimento italiano, capendone il valore, ma seguendone attribuzioni spesso sbagliate. Comprò, per esempio, il Ritratto di Dama del Pollaiolo - logo del museo-pensando fosse di Piero della Francesca. E acquistò, invece, il San Nicola di Piero della Francesca credendo che l'autore fosse Fra' Carnevale. Più tardi si dedicò alla pittura lombarda, testimoniata dalle opere di Zenale, di Foppa e degli allievi di Leonardo. E poi all'arte del Settecento: Canaletto, Guardi e Tiepolo». Com'è cambiata la collezione nel tempo? «Con la nascita della Fondazione Artistica, eseguita per volere testamentario nel 1881, il museo co-minciò a raccogliere donazioni che hanno segnato la sua crescita nel Novecento. Fra le tante, quella degli oltre 200 rarissimi orologi solari dell'architetto Piero Portaluppi. L'ultima, una delle più importanti, il Cavaliere in nei o di Maroni, lascito di Annibale Scotti Casanova». Come si mantiene oggi il museo? «Gli enti pubblici coprono le spese per il 30 per cento, il resto spetta ai privati. Le famiglie milanesi, dai Crespi, ai Falck, ai Pirelli, intervengono con doni o finanziamenti. Koelliker ha sponsorizzato il riprìstino dello Scalone antico. Alla Fondazione Cariplo si deve, invece, il totale riallestimento della Sala d'Armi». Via Manzoni 12, mar-dom ore 10-18, martedì 25 aprile per la festa dei 125 anni ingresso gratuito tutto il giorno
POLDI PEZZOLI: Quei magnifici 125 anni della nostra casa museo
Il Museo Poldi Pezzoli di Milano è stato inaugurato nel 1881, grazie all'inaugurazione della Prima Esposizione Nazionale italiana. Il direttore Giuseppe Bertini sfruttò l'evento per promuovere la casa-museo, che fu presa d'assalto dai turisti. Oggi, dopo un secolo e un quarto, il museo offre l'ingresso gratuito e ha una collezione di oltre 5.600 pezzi, tra cui opere d'arte figurativa e applicata. Il fondatore Gian Giacomo Poldi Pezzoli era un uomo del Risorgimento che si ritrovò al centro di un periodo infuocato della storia milanese.
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