Da anni i lavori sono fermi al palo ISERNIA. Il museo del Paleolitico sempre più nel libro dei sogni. È quanto si evince da un excursus nelle ultime vicende che lo hanno visto al centro delle (dis)attenzioni delle istituzioni. Tutto comincia circa quindici anni fa quando, a seguito dell'ottenimento di un finanziamento nazionale di 10 miliardi di vecchie lire, ottenuti in virtù delle leggi che dovevano servire a far fronte ai danni del sisma delP84 (che) interessarono anche il museo sito presso l'ex convento di Santa Maria delle Monache. Tali fondi dovevano servire per la costruzione di un nuovo museo in una diversa sede (precisamente in località "La Pineta") laddove i risultati delle campagne di scavo avevano incoraggiato quanti credevano ad una valorizzazione del sito e all'opportunità di realizzare il primo museo del Paleolitico d'Italia. Agli inizi degli anni Novanta, molto opportunamente, l'amministrazione provinciale acquistò una vasta area di circa 26miìa metri quadri da piccoli proprietari terrieri, cosicché si pervenne ad un progetto finanziato dalia Sovrintendenza archeologica del Molise. L'opera venne concepita in modo da ottenere una struttura moderna con chiara vocazione scientifica, ma soprattutto divulgativa e culturale. In tale prospettiva si intravedeva un grosso contributo che il museo avrebbe potuto arrecare allo sviluppo turistico della città d'Isernia, tale da caratterizzare l'immagine della stessa regione. Con una struttura di grande prestigio come quella che era nelle intenzioni, si immaginava di inserire la frequentazione della struttura in circuiti turistici e culturali che comprendessero, oltre quello d'Isernia, anche il patrimonio artistico-archeologico di Pompei e dell'abbazia di Montecassino. Purtroppo, a distanza di tanti anni si è costretti a constatare che quelli che erano i progetti sono andati oltremodo a rilento, tanto da essere assurti a sogni. Per avere la misura di questo impiegabile ritardo, è il caso di ricordare che , nel febbraio del 1999, fu realizzato dalla Provincia un incontro con la città francese di Quinzan, situata nell'alta Provenza, dove era in costruzione un museo del Paleolitico. A detta del sindaco, delle autorità scientifiche, dell'ingegnere progettista nonché direttore dei lavori, si prevedeva che la struttura museale sarebbe stata costruita, con una previsione tutt'altro che ottimistica, nell'arco di tre anni. Tale lasso di tempo è stato rispettato, come comprovato dalla rivista mensile Archeo e la città di Quinzan ad oggi ospita continuamente mostre di vario tipo. Il museo isernino, invece, è irrimediabilmente fermo al palo. E ciò comporta il rischio che una realtà archeologica come quella pentra venga surclassata da altri ritrovamenti o da altre scoperte, anche se la qualità e la quantità di reperti permangono tuttora all'attenzione degli studiosi italiani ed europei, data la grossa valenza del materiale rivenuto. Se solo si fosse prestata maggiore attenzione anche solo all'impegno garantito verso il museo da 25 anni a questa parte dall'Università di Ferrara, ci si sarebbe resi facilmente conto di che grande occasione si sia persa per lo sviluppo del territorio.
Isernia. Museo del Paleolitico. Un'occasione mancata
Il museo del Paleolitico di Isernia è stato fermato per anni a causa di problemi finanziari e di pianificazione. Il progetto era stato finanziato con 10 miliardi di vecchie lire nel 1994, ma non è stato realizzato come previsto. La struttura era stata concepita per essere moderna e divulgativa, ma non è stata costruita. Il progetto era stato anche pensato per contribuire allo sviluppo turistico della città e della regione. Tuttavia, a distanza di anni, il museo è rimasto incostruito. Un esempio simile è stato realizzato a Quinzan, in Francia, dove un museo del Paleolitico è stato costruito in tre anni. Il museo isernino è considerato una perdita per la comunità scientifica e culturale.
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