L'opera è stata affidata a Christie's per essere battuta all'asta -MILANO -a firma apposta in basso a sinistra sul «quadro rinvenuto è riconducibile alla mano di Vincent Van Gogh», con queste laconiche parole due grandi esperte internazionali di grafologia, Nicole Boille Calendreau e Elena Manetti, incaricate dall'agenzia "Suonimmagini", hanno tolto ogni dubbio sull'attribuzione della tela scoperta in modo incredibile in casa di una famiglia di piccoli imprenditori dell'hinter-land milanese, che era entrata in possesso negli anni '50 della tela che ritrae un momento di vita comune di due contadini delle Fiandre, come tanti il pittore folle ne dipinse negli anni intorno al 1885. Le due studiose hanno stilato un testo di 80 pagine che ha posto la parola fine sul problema dell'attribuzione del quadro. In un passo della relazione si legge: «II dipinto è stato prodotto con pigmenti in uso alla fine del XIX secolo e in gran parte appartenuti, sulla base della letteratura, alla tavolozza di Vincent Van Gogh». Parole perentorie che fanno la fortuna di una famiglia. Quella firma è proprio di Van Gogh; non è una burla la sigla «Vincent» disegnata sulla tela che è restata appesa ad una parete di un salotto borghese per decenni. Ora il quadro è nelle mani della Christie's, che si predispone a metterlo all'asta secondo quanto chiesto dalla famiglia che lo possiede. «Non pensavamo di possedere un oggetto di questo valore; la nostra vita non può che cambiare», hanno detto i proprie-tari, che attendono un'ultima certificazione degli studiosi del museo di Amsterdam dedicato al grande artista. Le analisi erano iniziate a gennaio. Prima dei grafologi sul dipinto avevano lavorato gli studiosi dell'Università La Sapienza di Roma che avevano effettuato delle prime ricerche sulla tela confermando che è stata tessuta in un periodo antecedente al 1890. Tutta una serie di analisi si erano già prolungate per un'intera giornata all'interno del caveau dell'istituto di credito dove la tela è stata conservata per diverse settimane. La stima per l'olio su tela di 108 centime-tri di lunghezza per 62 di altezza è da capogiro, si parla di un valore intorno ai 30-40 milioni di euro, ma le aste ci hanno anche abituato a clamorosi balzi in avanti dei prezzi. «Sono state utilizzate tecniche di analisi totalmente non distruttive aveva spiegato all'atto dell'incarico di certificazione Franco Caminiti, dell'agenzia Suonimmagini come la "fluorescenza X" che permette di caratterizzare capire la composizione dei pigmenti». Ma non è solo l'aspetto economico a sorprendere, ma assai più quello del valore artistico della scoperta, che con un adeguato restauro conservativo potrà riacquistare lo splendore originario. Gli zoccoli di legno che indossano entrambi i contadini ritratti nell'opera sono raffigurati in modo simile anche in altri dipinti, che ritraggono con poetica malinconia e con un uso dei colori assolutamente visionario la vita di donne di umili origini. È lo stesso Van Gogh innamorato della vita comune che in quegli anni ritrae i mangiatori di patate, o le donne in costume tradizionale da contadina affardellate con sacchi di carbone,. Ormai sull'autenticità del quadro non ci sono niù dubbi, a testimoniarlo è anche lo stemma marchiato a fuoco sul retro della tela, appartenente a un maestro fiammingo. Tutti elementi che contribuiscono a confermare le analisi grafolo-giche sulla firma del pittore olandese, e che farà piovere sull'anonima e fortunata famiglia qualche decina di milioni di euro. Certo la famiglia che ha conservato per anni questa opera, che tutti consideravano poco più che una crosta, perderà un oggetto cui tutti erano affezionati, ma di fronte a un'offerta da 30 milioni nessuno forse potrebbe davvero resistere. Ora il dipinto potrebbe finire in un grande museo o in una collezione privata.