Progetto per ripristinare anche il tratto fra Conca e Darsena. Daverio: un gesto eroico. Il sovrintendente Artioli: un'idea da gestire Scaparro: referendum per riportare l'acqua nel«Tumbun». La Vanoni: si ma voglio vederlo limpido «Da casa mia andavo a piedi. Si costeggiava la sponda del naviglio». Così Carlo Emilio Gadda ricordava il tratto di strada che da casa, in via San Simpliciano, lo portava al regio Liceo-Ginnasio «Giuseppe Parini», allora in via Fatebenefratelli. Erano i primi anni del secolo scorso. Ma se il sogno degli Amici dei Navigli dovesse diventare realtà, riportare l'acqua in via San Marco, anche i pariniani di domani potrebbero, prima di entrare in classe, dare uno sguardo al Tumbun pieno d'acqua. Il progetto c'è, e secondo i tecnici dell'associazione che da sempre promuove il recupero dei canali basterebbero tre milioni di euro per riportare la Martesana dal Ponte delle Gabelle fino a piazza San Marco. Ma non tutti i milanesi, soprattutto quelli che abitano nella zona, sono convinti che il ritorno al passato sia auspicabile. Anche se, confessano tutti, la Milano sull'acqua sarebbe molto più bella di quella odierna. «Certo che mi piacerebbe vedere il naviglio in via San Marco dice lo psicologo Fulvio Scaparro noi tutti sospiriamo davanti alle fotografie della vecchia Milano. Sarebbe una buona idea, non c'è dubbio. Ma mi piacerebbe sapere cosa succederebbe se scoperchiassero veramente la strada». È d'accordo il critico d'arte Philippe Daverio, assessore alla Cultura della giunta Formentini, quella che agli inizi degli anni '90 propose di recuperare tutta la cerchia dei canali. «Milano ne guadagnerebbe in fascino dice e le farebbe bene un gesto così eroico. Ma il bello non è l'argomento prioritario di questa città. I milanesi sono tipi strani: se gli si propone una cosa la accettano, altrimenti non si pongono il problema. Resto comunque dell'idea che bisogna prima avere un sindaco che il naviglio». E mentre Alessandro Germinano della Navigli Lombardi propone un referendum per chiedere ai milanesi se vogliono recuperare queste tracce del passato, la cantante Ornella Vanoni, storica abitante di Brera, è chiarissima: «Mi piacerebbe se i Navigli fossero come quelli che ricordava mio padre, puliti e azzurri. Ma se dovessero essere come quelli di adesso, sporchi e abbandonati, allora no, grazie, meglio rimanere così». Questione di igiene, non di zanzare. «Quelle ci sono già continua Scaparro , ma un referendum sarebbe utile se ci facessero vedere tutti i progetti con i vantaggi, i costi, la durata dei cantieri. Quella sì che sarebbe una consultazione seria». Altra proposta degli Amici dei Navigli, altra zona di Milano: il progetto di recupero del tratto che da via Conca del Naviglio arriva fino alla Darsena passando sotto via Gabriele D'Annunzio. «Un'idea bella ma difficile da gestire precisa Alberto Artioli, sovrintendente ai Beni architettonici perché questi luoghi, la Conca come San Marco, rischiano di diventare ricettacoli di sporcizia per colpa dell'acqua stagnante».