Festa doppia a Palazzo Barberini. Per salutare l'arrivo di uno dei più noti capolavori della pittura fiamminga, che da mercoledì fino al 18 giugno sarà messo in mostra nel piano nobile del museo: La lettera di Jan Vermeer, concesso in prestito per questa straordinaria trasferta dal Rijkmuseum di Amsterdam. E per celebrare l'operazione di recupero dell'ala della sei-centesca dimora, occupata da oltre mezzo secolo dal circolo ufficiali, che è quasi giunta in dirittura d'arrivo. Oggetto di venerazione come il nostro Caravaggio, Jan Vermeer è figura dominante nel panorama dell'arte del Seicento, per la purezza assoluta del suo stile, per la profondità e l'originalità della sua ricerca e delle sue inquadrature che sfruttano l'uso della camera oscura, e per il ridotto numero di opere, non più di una cinquantina, che sono rimaste a testimoniarne il genio. Tra queste, appunto, La lettera, una delle tele più grandi e più belle che ci abbia lasciato. Un ritratto d'interno, dominate da due figure femminili. In primo piano, i capelli nascosti da un fazzoletto bianco, una cameriera, al suo fianco, una preziosa veste gialla la sua padrona che le porge la busta chiusa che da il titolo all'opera. I due personaggi sono avvolti da un raggio di luce che illumina un pavimento a riquadri e mette in rilievo gesti e contorni, accentuato dalla ombra scura della porta socchiusa e dalla penombra dell'altra stanza alle spalle, su cui spicca il quadro di una nave, che secondo alcuni esperti è la chiave per individuare il destinatario del messaggio. La mostra, che sicuramente richiamerà pubblico e attenzione, è una sorta di manifesto augurale con cui la direzione di palazzo Barberini annuncia le sue intenzioni di rilancio del museo, favorite dal trasloco del circolo ufficiali che è già in corso. Gran parte del piano nobile è stato già liberato e restaurato e sarà destinato ad ospitare opere del Seicento, fino ad oggi relegate in magazzino per carenza di spazi: in base al nuovo accordo, riscritto con la supervisione del ministro Buttiglione, dopo che i militari avevano impugnato una precedente decisione di sgombero totale, voluta negli anni '90 dall'allora ministro Veltroni, il circolo conserverà l'uso per cerimonie di alta rappresentanza della Sala regia, una delle più grandi e prestigiose del palazzo. Entro l'estate saranno infine liberati i locali del piano terra, che verranno attrezzati come laboratori, depositi e spazi espositivi. Per quella data, salvo nuovi intoppi, l'attività ordinaria del circolo ufficiali, si trasferirà nella palazzina Savorgnan, un fascinoso edificio primo Novecento che sorge in fondo al parco.