CAGLIARI. Via il legno dall'anfiteatro romano. Gli ambientalisti di Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra tornano alla carica per prevenire tentativi di giustificare un'ulteriore permanenza delle tribune di legno installate con perforazioni della roccia lavorata dai romani. Non c'è dubbio che per il Comune la sentenza del Tar rappresenti in questo momento un grosso problema: la stagione degli spettacoli all'aperto è imminente e Cagliari rischia di presentarsi senza un solo luogo dove autorizzarli, questione impopolare a ridosso delle elezioni. Ci sono poi anche altre questioni: in quali condizioni sarà il teatro una volta levate le tribune? Anche questo, a un mese dal rinnovo del consiglio comunale, rischia di diventare un cattivo argomento per il sindaco attuale, incolpevole della scelta originaria di coprire il monumento (la fece il predecessore Delogu). Ma anche Floris si è dichiarato in varie occasioni sostenitore a posteriori della scelta. Comunque sia, Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra scrivono per mettere nero su bianco alcune verità di legge mai abbastanza ribadite visto che, anche in presenza di una sentenza del Tar, si tergiversa. E quel che è peggio, ancora una volta, le soprintendenze non sembrano partire lancia in resta verso ciò un obbiettivo ufficialmente perseguito dall'autunno del 2000, quando inviarono le lettere al Comune per chiedere di smontare la legnaia. Gli ambientalisti ricordano in una nota che "i beni culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti a usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure da recare pregiudizio alla loro conservazione". Gli ambientalisti ricostruiscono l'iter burocratico delle autorizzazione e, tra leggi, decreti e nullaosta salta fuori uno dei nodi della questione: le due soprintende hanno autorizzato la legnaia perché nei progetti si precisava "il carattere di amovibilità e temporaineità dell'intervento". Se poi proprio si vuole ricordare la legge regionale 270 del 1997 alla quale si è aggrappato il Comune per non demolire (legge regionale sul finanziamento di opere destinate agli spettacoli), ecco che anche questa diventa una sabbia mobile: le opere finanziate con quella legge dovevano essere utilizzate per almeno cinque anni. "I cinque anni - sottolineano gli ambientalisti - sono scaduti nel 2005". Una volta che il Tar ha considerato improcedibile il ricorso, secondo gli ambientalisti (e non soltanto secondo loro), il Comune deve adeguarsi e basta. E se non bastasse, c'è anche l'ultimo appiglio che non regge più e fa franare tutti gli atteggiamenti diversi da quelli che dovrebbero portare alla "liberazione" dell'anfiteatro: "L'autorizzazione paesaggistica perde efficacia dopo cinque anni dall'emanazione, per cui, qualora non sia intervenuto nuovo nullaosta, dal dicembre 2003 (l'autorizzazione è del 1998), l'allestimento ligneo non sarebbe autorizzato sul piano paesistico". Anche questo sarebbe bastato se la volontà di ripristinare la situazione dell'anfiteatro, fosse stata davvero sincera.