Può il paesaggio, il patrimonio culturale, l'artigianato artistico e la tradizione eno-gastronomica costituire un'opportunità concreta di sviluppo economico e sociale per il nostro territorio? Sul piano teorico tutti rispondono di sì. Nei documenti di programmazione regionale come nei piani di sviluppo territoriali, nei P.I.T, è facile imbattersi in simili dichiarazioni di principio. Diverse sono le iniziative che sembrano andare in questa direzione ed unanime sembra il consenso politico. Insomma tutto sembrerebbe far concludere che si è aperta una nuova stagione nelle politiche di sviluppo locale, che si sia fatta strada una nuova consapevolezza. L'economia della cultura sembrerebbe dunque un dato ormai acquisito. Accanto all'industria, all'agricoltura, al terziario tradizionale prenderebbe insomma corpo una nuova opportunità di reddito e di occupazione rappresentata dall'economia della cultura e del tempo libero, un nuovo modo di intendere la valorizzazione del patrimonio culturale ed il turismo. Ma le cose stanno effettivamente così? A crederci sono soprattutto alcuni amministratori locali, sindaci alle prese con le concrete necessità di individuare nuove opportunità, nuove occasioni per frenare l'esodo dei giovani, consapevoli del potenziale presente in alcuni territori e determinati nel creare nuove prospettive e alcuni esponenti politici. Eppure basta osservare le difficoltà e la lentezza con cui si procede nel dare impulso a nuove iniziative, l'esitazione con cui si procede a dotare di adeguati mezzi finanziari tale strategia, la diffidenza di alcuni settori dell'apparato regionale per capire che esiste una questione culturale aperta. L'economia dei simboli, dei fattori immateriali dello sviluppo, la nuova economia insomma prevede un cambiamento culturale, una nuova ottica, nuovi approcci. Come scrivono Pine e Gilmore: «Non siamo ancora abituati a un'economia in cui bellezza, divertimento, attenzione, apprendimento, piacere e anche soddisfazione spirituale sono altrettanto reali ed economicamente preziosi dell'acciaio o dei semi -conduttori». Esattamente. Perché le fonti di ricchezza in questi nuovi settori economici non sono fisiche ma intellettuali. La mancata comprensione di queste dinamiche costituisce un grave ostacolo. Alimenta sterili e infondate polemiche, come ad esempio quello sui presunti «troppi soldi» alla Grancia, facendo di un'esperienza invidiata in tutta Italia e divenuta ormai un caso di scuola in tutti i saggi sull'innovazione nel patrimonio culturale, una cenerentola alla ricerca di un mecenate in grado di farla crescere invece di farla regredire o al più vivacchiare, sostenendola con il contagocce. Non si fanno le nozze con i fichi secchi, dice un vecchio adagio popolare. Invece in tanti pensano ancora che basti qualche centinaio di migliaia di euro per fare qualcosa di rilevante nei nuovi settori dell'economia della cultura. Penserebbero così se si trattasse di case, di strade, di imprese? La nuova economia, l'economia della cultura, ha bisogno di investimenti non inferiori a quelli che si è soliti destinare per le aree artigianali di una certa importanza, e necessita di una visione sistemica analoga, di un progetto industriale, di industria culturale. Con la visione economica degli anni '80 e '90 non si va da nessuna parte. C'è bisogno di ripiegarsi nella comprensione delle trasformazioni economiche del nostro tempo. Trasformazioni che per la nostra regione costituiscono una straordinaria opportunità. La Basilicata era partita per prima, aveva ed ha tutte le condizioni per diventare un punto di riferimento nazionale nella valorizzazione del patrimonio culturale e delle nuove forme di turismo, ma deve dimostrare di crederci realmente. Ci sarà una classe dirigente determinata a non perdere questa occasione e a vincere la sfida competitiva? Pit Manager
Ma la Basilicata ci crede nel progetto dell'economia della cultura?
Il testo discute la possibilità di sviluppo economico e sociale per la regione attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale, dell'artigianato artistico e della tradizione eno-gastronomica. Tuttavia, le iniziative in questo senso sono lente e spesso esitanti, e ci sono difficoltà nel dare impulso a nuove iniziative e nel dotare di mezzi finanziari la strategia. L'economia della cultura richiede un cambiamento culturale e una nuova ottica, e la mancata comprensione di queste dinamiche costituisce un grave ostacolo.
Artista / Persona
Bene culturale
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