A1 termine di un check up, non di un restauro, condotto con scientificità a Palermo, all'interno della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis, il «Seppellimento di Santa Lucia» di Caravaggio è in procinto di far ritomo a Siracusa. Non farà più parte della collezione del musèo Bellomo, dove per decenni è stato esposto, ma riprenderà la sede originaria nella basilica di Santa Lucia al sepolcro, per la quale Michelangelo Merisi l'ha dipinta nel 1608, per volere del'senato e della chiesa siracusana. La decisione scatena non poche polemiche. Trova consenso presso quanti intendono il valore del contesto storico, culturale e spirituale che determina la creazione del capolavoro. Altri non sono d'accordo perché considerano l'opera nella struttura estetica, senza rapporto con committenti e destinatari, per cui è da intendere in base a parametri formalisti. Quindi il luogo più adatto è il museo, cattedrale di bellezza. Inoltre, non deve ripetersi che un altro Caravaggio perisca nel nulla, come avvenuto per la «Natività» di Palermo, trafugata nel 1969. Riflessione a gran voce fatta da Vincenzo Consolo durante il convegno su «La conservazione delle opere d'arte negli ambienti confinati», tenuto nei giorni scorsi nel capoluogo siciliano presso l'Oratorio dei Bianchi. Nella sua «lectio magistralis» su Caravaggio lo scrittore ribadisce la necessità che il «Seppellimento» sia collocato nel museo aretuseo, come auspicato da Sciascia e Bufalino, dimenticando che Caravaggio, dando vita a uno dei suoi capolavori, l'ha concepito per uno spazio ben preciso e per una fonte di luce che da sinistra folgora la scena del martirio. Del resto il grande lombardo è consapevole della valenza religiosa che assume il dipinto nel raccogliere la memoria della santa siracusana e la testimonianza di fede di un intero popolo. Secondo la tradizione sul terreno dove sorge la chiesa dei cappuccini Lucia viene uccisa con un taglio alla gola e inumata. L'artista compone il dramma rielaborando la latomia di Dioniso, immergendola in una umbratilità fremente di luce. Immenso è lo spazio, attonito è il vescovo, mesti i fedeli piegati sul corpo disteso a terra, mentre due affossatori scavano la buca per l'interramento. Nemmeno la brutalità fisica dei becchini scompone la sacralità delle esequie. Un'aura di pace, mista a tristezza, aleggia attorno al corpo della martire, il cui nome Lucia rievoca la luce non solo materiale, riverberantesi sulla parete e sui dolenti, ma quella della fede che annunzia il giorno che non tramonta. Le radiografìe sul dipinto evidenziano un pentimento. Nella prima stesura la testa appare staccata dal collo, quasi come nella «Decollazione» di Malta. In seguito l'artista è costretto dall'esegesi dei cappuccini a pensare alla giugulazione, così che la martire viene dipinta con ampia trafittura al collo. Ciò mette in chiaro il rapporto dialogico con una committenza attenta alla storia e alla pietà, di cui ilpittore si fa interprete. Che il «Seppellimento» torni nella chiesa dove l'ha collocata Caravaggio è un bene per la cultura. Solo con la contestualizzazione si può comprendere il senso del capolavoro in rapporto allo spazio e alla luce per cui e ideato. Ma soprattutto è possibile penetrare sia il sentimento ulteriore dell'artista e la sua inquietudine dinanzi alla morte, sia il suo coinvolgimento nell'esperienza della comunità siracusana che, grazie alla sua tela, si lascia avvolgere dalla fede di Lucia.