"Ma che stiamo scherzando? A qualcuno è saltato in mente di traslocare l'Ara Pacis? La vogliono ridurre in briciole?». Andrea Carandini, il maggiore archeologo romano e grande esperto della città romulea, è furioso con chi ha ventilato di portare l'altare augusteo in periferia, mentre apprezza l'iniziativa di dotare il monumento augusteo di una nuova struttura di protezione. In questa polemica pro o contro Meier, lei come si pone, professore? «Non voglio entrare nel merito del progetto, perché non è nelle mie competenze e non lo conosco nei dettagli. Dico solo che indubbiamente si imponeva una soluzione per l'Ara Pacis, che si trovava in condizioni di grande sofferenza, sia per la sua conservazione sia per la fruibilità. Nell'insieme mi pare si sia giunti a una formula interessante. L'Ara è stata inserita in un percorso museale che la valorizza e ne consente una lettura contestualizzata. Senza dire che la possibilità di aprire questa struttura fino al Tevere definisce una zona di rispetto maggiore intorno al monumento ed espone l'opera a una atmosfera più amena». Questo contesto ameno, però, non sembra piacere all'opposizione che ipotizza addirittura un trasferimento. Che ne pensa? «Spero che non parlino sul serio. La ricostruzione dell'Ara, negli anni Trenta, fu fatta fissando i vari reperti su una struttura di cemento che ne assicura oggi la stabilità, ma se solo si provasse a spostare l'impianto produrremmo una quantità di frammenti e basta». Si parla anche di riqualificazione dell'area, inglobando il Mausoleo di Augusto. «Non mi pare una grande trovata. L'area è già stata anche troppo manomessa, l'unica cosa saggia è non insistere ulteriormente. Quanto al Mausoleo di Augusto è stato molto ricostruito, perché doveva essere la tomba di Mussolini. Non sarebbe male se lo tenessero più pulito. Per il resto, meno si tocca, meglio è».