ROMA L'Italia mette a disposizione dell'Iraq 40 consiglieri e invia un diplomatico a Bagdad per guidare i Beni culturali dell'amministrazione irachena provvisoria. E' il primo concreto impegno italiano per la ricostruzione del paese dopo la guerra, e il ministro degli Esteri, Franco Frattini, lo ha annunciato ufficialmente ieri in visita al Cairo. «Ci auguriamo che il popolo iracheno sia messo nelle condizioni di governare al più presto con le proprie mani il paese, magari con l'aiuto di consiglieri che l'Italia è pronta a mettere a disposizione». La proposta di offrire una quarantina di esperti per il dopo Saddam viene dalla Farnesina. Così la spiega l'ambasciatore Antonio Armellini, da poco nominato funzionario di collegamento italiano con l'Orha (Organizzazione per la ricostruzione e l'assistenza umanitaria), di fatto una sorta di amministrazione provvisoria guidata dagli Usa. «La nostra disponibilità è di fornire il massimo appoggio possibile per dare un segnale forte alla ricostruzione dell'Iraq. Sono stato di recente a Bagdad, e la mia personalissima sensazione è stata quella di non essere di fronte a una città in ginocchio, ma davanti a un paese deciso a voltare pagina e a una società civile in crescita. Questo mi fa ben sperare per il futuro, ma ora è il momento di affrontare al meglio il periodo successivo al conflitto e di essere presenti in un paese che deve rimettersi in piedi in modo completo». E' sorta così l'esigenza di presentare una serie di esperti in vari settori («sanità, cultura, ambiente prima di tutto dice Armellini e poi altri campi a seconda delle necessità, penso a energia o trasporti») su cui l'amministrazione provvisoria sa di poter contare. In questo quadro è già partito per Bagdad un alto diplomatico italiano, il ministro plenipotenziario Pietro Cordone. «Ci è stato riservato un grande onore ha detto ieri alla Camera il ministro della Cultura, Giuliano Urbani affidando a un diplomatico del nostro paese la direzione del Dipartimento dei Beni culturali dell'Orha». Un incarico che costituisce un riconoscimento per il sostegno italiano all'opera di recupero di uno dei patrimoni artistici storicamente più importanti al mondo. La politica estera italiana appare dunque in piena attività, come si vede dallo studio di nuovi progetti. Ieri a Roma in una conferenza alla Stampa estera il direttore dell'lpalmo (l'Istituto per le relazioni fra Italia e America latina, Africa e Medio Oriente), Gianni De Michelis, ha lanciato la proposta di un nuovo Patto di stabilità per il Mediterraneo e il Medio Oriente, sul modello di quello adottato per i Balcani nel 1999 dopo la guerra nel Kosovo. L'obiettivo, che trova un'attenzione politicamente trasversale (è sostenuto tanto dal forzista Dario Rivolta quanto dal diessino Umberto Ranieri), è quello di rilanciare il ruolo dell'Europa e affrontare i problemi della regione in modo complessivo. «La stabilità ha spiegato De Michelis non cala dall'alto, ma è il frutto di un processo graduale che ha bisogno di regole e principi che vanno prima negoziati tra tutte le parti in causa. Ogni tentativo, per quanto lodevole, di realizzare la stabilità in Iraq è destinato a fallire se non verranno presi in considerazione tutti i problemi complessivi dell'area». Il documento è stato sottoposto all'attenzione del ministro Frattini, e prevede la convocazione di una Conferenza internazionale per la riconciliazione, da tenersi nell'imminente semestre di presidenza italiana.