L'Unione si muova subito: ecco la strategia per fermarlo Il 29 aprile 2006 entra in vigore il decreto legislativo 152 del 3 aprile 2006 (G.U. 88 del 14 aprile, supplemento ordinario 96L) che modifica la legislazione ambientale italiana. Si tratta di 318 articoli distinti in sei parti: le disposizione comuni; le procedure di valutazione e autorizzazione (VIA - VAS- IPPC), che però entrano in vigore a fine luglio 2006 (!); le materie difesa del suolo, lotta alla desertificazione, tutela delle acque, risorse idriche; le materie gestione dei rifiuti, siti inquinati; le materie tutela dell'aria, riduzione delle emissioni; la materia danno ambientale. Al testo sono connessi ben 45 allegati, nei quali si annidano incertezze tecniche e insidie interpretative. Il decreto è stato avversato dall'opposizione (oggi maggioranza) in parlamento, dalle regioni (anche del centrodestra) e dagli enti locali, dalle associazioni ambientaliste, dalle prevalenti forze sociali (con l'eccezione praticamente unica di un settore di Confindustria). Il disegno di legge Berlusconi- Matteoli (agosto 2001) è stato approvato dopo tre anni e mezzo di scontro parlamentare, con tre fiducie (su 5 letture). La commissione di saggi ha lavorato poco e male, con testi predisposti a prescindere dal loro lavoro, con approvazione finale complessiva via e mail, con pendenze anche finanziarie (sono stati pagati meno del pattuito). La stesura materiale non ha riguardato i «saggi», bensì alcuni collaboratori del Gabinetto del ministro. Il decreto legislativo, oltre a vari profili di incostituzionalità o contrasto con direttive comunitarie, è privo di un essenziale requisito formale (il parere della Conferenza unificata, quello delle regioni è contrario), è privo di una parte essenziale delegata con legge (le aree protette), è stato concertato e approvato ufficialmente a febbraio dal consiglio dei ministri in un testo diverso da quello emanato dal Presidente della Repubblica il 3 aprile (e da quello «definitivo » consegnato al parlamento). L'entrata in vigore «terremota» le politiche e i comportamenti ambientali in Italia. Alcune norme hanno immediati effetti, ad esempio per quanto riguarda il MUD (la scadenza annuale di presentazione è il 2 maggio 2006 e sono probabili incertezze, dubbi, errori in relazione all'articolo 189 del decreto). Altre sono comunque immediatamente operative. Alcune di esse hanno immediati effetti «negativi». Altre hanno valore di recepimento di direttive comunitarie. Altre abrogano leggi in vigore e impongono immediati comportamenti ad istituzioni pubbliche. Questi effetti non sono «abrogabili» né con atti semplici né in tempi rapidi. Occorre anche considerare i ricorsi (anche con richiesta di sospensiva) delle Regioni alla Corte Costituzionale (la giunta regionale dell'Emilia è appositamente convocata per il 19 aprile e il relativo ricorso dovrebbe avviare l'iter già il 24 aprile), i possibili esposti alla Commissione Europea (la procedura d'infrazione è stata addirittura annunciata preventivamente il 13 dicembre 2005), i possibili esposti alla Corte dei Conti (in caso di nomine), i ricorsi al Tar, i contenziosi amministrativi e civili, la confusione fra norme abrogate, abrogabili, nuove. Alcune norme immediate sono particolarmente «dannose». L'articolo 63 sopprime dal 30 aprile 2006 le autorità di bacino previste dalla legge 18389. Gli organi delle autorità di bacino distrettuali (che le sostituiscono) sono individuabili attraverso una procedura di concertazione non di breve durata. Il governo in carica potrebbe nominare commissari, una scelta frequentemente compiuta nella trascorsa legislatura (in particolare dal ministro dell' ambiente, con frequenti sospensioni o dichiarazioni d'incostituzionalità da parte della Corte) per saltare passaggi di garanzia istituzionale e superare legittime contrarietà su proposte centralistiche, discrezionali, incompetenti. Entriamo così nel quadro della eventuale immediata attuazione del decreto legislativo da parte del governo in carica, il governo Berlusconi. Il decreto legislativo entra in vigore con un governo che dovrebbe limitarsi a «meno» dell'ordinaria amministrazione, al disbrigo degli affari correnti. Ciò dovrebbe comportare che il governo compie atti «imposti» dal decreto solo in un meccanismo da «passaggio delle consegne» (avviso al «capo» della coalizione che ha vinto, informazione di merito, concertazione di eventuali atti limitati all'essenziale) e che non promuove nessuna attuazione del decreto. In tal senso (in particolare verso il sottosegretario alla presidenza del consiglio) dovrebbero attivarsi sia la presidenza della repubblica che il «capo» dell'Unione. La richiesta potrebbe essere non solo negativa o limitativa. Bisognerebbe chiedere un decreto legge al governo Berlusconi emanato prima del 29 aprile per rinviare l'entrata in vigore del decreto legislativo di minimo due mesi, massimo due anni (quelli previsti dalla legge delega) o, in subordine, per rinviare di tre mesi il termine dell'articolo 63. L'Unione potrebbe impegnarsi a non abrogare il testo ma a modificarlo in un trasparente percorso parlamentare (rafforzando il ruolo di commissioni parlamentari e regioni rispetto alla stesso testo della legge delega che prevede decreti legislativi e correttivi nei due anni successivi). Se non arrivasse alcun decreto legge, occorre chiedere la sospensione di ogni ulteriore atto, anche attraverso una forte campagna nel paese, verificando inoltre un tempestivo pronunciamento della Corte. Ad un primo esame il decreto legislativo prevede almeno 41 decreti attuativi da parte del governo, ben 28 la parte su rifiuti - bonifiche. La scadenza è fissata con la consueta formula «entro...» (da 30 a 365 giorni), quindi tutti i decreti potrebbero essere emanati subito. In alcuni casi (un paio, eccetto la parte sulla difesa del suolo, cui ho già accennato) si tratta di nomine di commissioni. È difficile che tali atti possano essere stampati prima della fine di maggio ed è possibile per il nuovo governo attivarsi immediatamente per interromperne l'iter burocratico. In tutti i casi è evidente la necessità immediata di istituire un gruppo di lavoro con rappresentanti di tutte le forze politiche dell'Unione (e delle regioni di centrosinistra che hanno già inoltrato il ricorso alla Corte Costituzionale) indicato direttamente dal capo della coalizione, con l'obiettivo di poter esaminare già nel primo consiglio dei ministri una relazione organica e articolata che traduca l'impegno programmatico ad «annullare i rischi e le storture poste dalla legge delega ambientale » sul piano normativo ed istituzionale, tenendo anche conto delle (pessime) norme in vigore contenute già nella stessa legge delega. Va ipotizzato un decreto legge che a) sospenda l'efficacia del decreto legislativo, fatti salvi gli effetti prodotti verso privati nei primi (trenta?) giorni, b) modifichi la legge delega conformandola alle direttive comunitarie, c) definisca un iter di concertazione effettiva con le regioni di un nuovo decreto legislativo. Le regioni sono chiamate ad una intelligente gestione critica della entrata in vigore del decreto legislativo: ricorsi, rivendicazione delle disposizioni regionali comunque compatibili, adozione di normative regionali di salvaguardia delle peculiarità del territorio, concertazione nella nuova Conferenza Unificata dell'exit strategy rispetto al decreto legislativo. Ed è evidente che serve una responsabilizzazione diffusa e una mobilitazione civile, per le quali possono essere importanti il ruolo e le proposte della Sinistra Ecologista. Occorre anche informare vecchi e nuovi deputati e senatori, in particolare della nuova maggioranza, visto che il «terremoto » avrà ingenti riflessi parlamentari per un paio di anni, in particolare sulle commissioni ambiente di Camera e Senato (che difficilmente si insedieranno prima di metà giugno su provvedimenti di merito).
l'Unità
21 Aprile 2006
Terremoto ambientale. Il 29 aprile entra in vigore il decreto che modifica la legislazione ambientale: norme dannose, talvolta devastanti
VA
Valerio Calzolaio
l'Unità
Artista / Persona
Bene culturale
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