Torino - Cannes val bene una I fiera». La gelida battuta dì Rotando Picchioni riassume il piccato disappunto dei timonieri della Librolandia torinese per l'assenza di un rappresentante del governo Berlusconi all'inaugurazione, tenutasi ieri mattina, della sedicesima edizione del salone del Lingotto. Non era mai accaduto prima, del resto, che Roma disertasse in modo clamoroso l'appuntamento italiano più importante per la promozione e la diffusione del libro e della lettura, forte della presenza di 1.200 editori, cento in più rispetto al 2002, e che dall'anno scorso, inoltre, ha accentuato la sua vocazione internazionale. «Mai come in questi tempi ha fatto eco con amarezza Ernesto Ferrero, direttore editoriale della fierala cultura in Italia è stata così negletta». A porre rimedio all'inspiegabile assenza del governo, nel tardo pomeriggio, è stato poi il ministro della Cultura Giuliano Urbani, che era stato oggetto della battuta di Picchioni per avere scelto il Festival di Cannes, notoriamente in Francia e non in Italia, anziché la Fiera internazionale del Libro di Torino, notoriamente in Italia. Rendendosi conto che la mancanza del governo appariva incomprensibile ma anche «significativa», per citare le parole usate dal sindaco della città Sergio Chiamparino, Urbani ha deciso di fare oggi una capatina al Lingotto. Meglio tardi che mai. Sebbene la retromarcia del ministro sia stata accolta ancora da Picchioni, segretario generale della fondazione pubblica che promuove la fiera, con un commento risentito: «Resipiscenza in articulo mortis». Fin qui le poco felici mosse del governo, che non hanno impedito, ovviamente, di fare salpare la nave del salone con il necessario tocco d'ufficialità: a darglielo è stato Robert. R. Fowler, l'ambasciatore in Italia del Canada, nazione ospite. Al "taglio del nastro" erano presenti anche i presidenti della Provincia di Torino e della Regione Piemonte, Mercedes Bresso ed Enzo Ghigo, il sindaco di Torino e il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani. La nave è dunque salpata con il tema portante del «colore che racconta» in guisa di vento in poppa, un mare di ragazzini e di studenti come al solito, le giubbe rosse canadesi ad aggirarsi per i padiglioni e il debutto dell'editoria di sette paesi dell'Est Europa (Albania, Bulgaria, Croazia, Romania, Serbia, Slovacchia, Ungheria), oltre all'esercito di scrittori e scrittrici (da Péter Esterhàzy a Doris Lessing), di ex capi di Stato (da Gorbaciov a Benazir Bhutto), di rock star come Bono, il leader degli U2 (arriva domenica sera, lunedì intervisterà l'ex premier sovietico su global, pace e dintorni). E con qualche novità futura, qualche nuovo progetto al quale Picchioni, Ferrero e i loro collaboratori stanno lavorando. Tutto ciò per rendere la fiera sempre meno "generalista" e sempre di più in grado di ospitare tanti saloni tematici al suo interno, così come in altre iniziative. Va in questa direzione, ha detto Picchioni nel discorso dì apertura, l'intenzione di promuovere manifestazioni di carattere nazionale, orientate «verso la formazione e il mondo della scuola, che è sempre una scelta indovinata e strategica e che la fiera persegue da anni con la stessa convinzione attraverso i suoi progetti peri più giovani». Un salone del libro a mille luci, almeno a sentire Ferrero: «Oltre alla vitalità degli editori, vi è quella dei lettori, che sono curiosi, appassionati, onnivori». Ma il totale di chi compra almeno un libro all'anno in Italia, stimato in una ricerca presentata dall'Associazione italiana editori, non cresce più di tanto. L'anno scorso circa 15 milioni di italiani hanno acquistato un libro, il doppio ne ha letto perlomeno uno. E forse anche colpa della legge sul prezzo fisso del libro, che avrebbe fatto diminuire il numero di chi compra soltanto volumi con lo sconto: si è passati dal 40 al 37 per cento. E poi, sempre secondo Ferrero, «è da cinquant'anni che attendiamo una legge a sostegno del libro e della sua crescita». Non si dovrà attendere molto, invece, per vedere in azione i «famigerati» comici che scrivono, così come la discesa in campo di un nutrito gruppo di anti-berlusconiani a denominazione di origine controllata. Faranno sicuramente fischiare le orecchie al presidente del Consiglio, che, come si sa, ha affermato di volere denunciare tutti coloro i quali parleranno male di lui e del suo governo. Ecco, sarà verosimilmente questo uno dei refrain della fiera 2003, riportando la critica e la satira politica, dopo il riflusso degli ultimi anni, al centro del Lingotto. Paolo Flores d'Arcais non potrà venire, ma sull'attualità interverranno Paolo Sylos Labini, Franco Cordero, Lucia Annunziata, Marco Travaglio, Michele Santoro, Carlo Freccero, Gerardo D'Ambrosio, Giancarlo Caselli, Luciano Violante. Fischieranno le orecchie, in definitiva, pure a Urbani (c'è Vittorio Sgarbi...) e a Letizia Moratti, l'unica presenza del governo che era stata ufficialmente annunciata.
Una fiera senza Governo
La 16ª edizione del Salone del Libro di Torino è iniziata ieri con la presenza di 1.200 editori, cento in più rispetto all'anno scorso. Il tema del salone è "Il colore che racconta il vento in poppa", con un mare di ragazzini e studenti. La fiera ha anche ospitato l'esercito di scrittori e scrittrici, ex capi di Stato e rock star. Il ministro della Cultura Giuliano Urbani è stato presente per la prima volta, dopo aver scelto il Festival di Cannes anziché la Fiera internazionale del Libro di Torino. Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino ha espresso amarezza per l'assenza del governo, ma Urbani ha deciso di fare una capatina al Lingotto.
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