Un'eccezionale scoperta archeologica ha permesso di portare alla luce una statuina femminile raffigurante la "dea madre", nella sepoltura di una donna vissuta 7.000 anni fa nel nord Italia. Lo straordinario ritrovamento è avvenuto di recente in un cantiere edile a Vicofertile (Parma): gli archeologi vi hanno indentificato sei sepolture neolitiche, databili alla metà del V millennio a.C. Una delle sepolture conteneva una statuina femminile in ceramica, lunga quasi 20 centimetri, che raffigura la "dea madre", ovvero la dea della fertilità, che incarna la religiosità delle più antiche comunità agricole.Statuette, generalmente frammentarie, che riproducono la dea madre sono state ritrovate in diversi insediamenti neolitici. È però la prima volta, in Italia settentrionale, che una statuina di questo tipo, tra l'altro intera, viene rinvenuta all'interno di una sepoltura. Questa scoperta, afferma Anna Maria Bietti Sestieri, presidente dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, è una clamorosa conferma alla connotazione della grande dea quale signora della vita, della morte e della rinascita, coerentemente con la sua identificazione con la "madre terra", dal grembo della quale la natura rinasce ogni anno. Le caratteristiche della necropoli di Vicofertile, inoltre, suggeriscono una lettura nuova delle comunità neolitiche italiane anche dal punto di vista sociale: la statuina era infatti posta nella tomba di una donna di età matura, affiancata dalle sepolture di un bambino e di tre giovani uomini.Il ritrovamento si inquadra nell'importante studio sulle necropoli neolitiche emiliane che è stato avviato, in collaborazione tra archeologi e antropologi, raccogliendo il frutto dei molti dati messi in luce negli ultimi 20 anni in Emilia, grazie alle indagini preventive condotte dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna.