E per il futuro? Studiosi e istituzioni sono già al lavoro. Ieri è stata affidata a un diplomatico italiano, Piero Cordone, la ricostruzione del patrimonio artistico iracheno: in qualità di Senior Advisor, guiderà l'attività di recupero e di ricostruzione dei beni culturali distrutti nel corso della guerra in Iraq dirigendo il dipartimento dei Beni Culturali dell'ORHA». Grande la soddisfazione del ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani: «Ci è stato riservato - ha detto il ministro - un grande onore». Oggi invece si terrà presso il Ministero degli Esteri una riunione per discutere alcune proposte operative, «alle quali il governo - spiega Invernizzi - ha assicurato buoni finanziamenti». Un gruppo di esperti presto andrà a Baghdad per ricostruire l'Istituto Italo-Iracheno di Scienze Archeologiche, che diverrà la base per le prossime operazioni. «Conforta sapere - hanno detto gli studiosi ieri a Milano - che a coordinare le iniziative sarà il responsabile del settore archeologia del Ministero dei Beni Culturali, Giuseppe Proietti, un esperto del Vicino Oriente. L'Italia, dunque, sarà in prima linea per salvare il patrimonio culturale iracheno anche grazie all'apporto di restauratori e delle forze dell'ordine specializzate, come il Nucleo di Tutela del patrimonio artistico, che sta già collaborando con l'Interpol per rintracciare i pezzi dipersi. E collaborazione è stata offerta, ieri, anche dalla Regione Lombardia, che per bocca del Direttore Generale dell'Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie Pietro Petraroia ha dato al Centro Studi Vicino Oriente e agli studiosi la disponibilità degli aggiornatissimi software e del know-how operativo.