E il sogno sono le Olimpiadi dell'architettura Veltroni: un nuovo rinascimento per far vivere meglio la città Dopo il periodo delle infrastnitture legate a eventi di massa, la scommessa della qualità Edifici di ogni genere, creati in oltre due millenni, offrono a Roma innumerevoli esempi della possibilità di far convivere architetture di segno diverso e perfino contrastante. Da qualche anno la città del passato architettonico ha affrontato il tabù che le ha impedito di diventare la città del presente e finalmente grandi opere di segno contemporaneo dimostrano che la Città Eterna non accetta di essere un museo ma intende vivere il suo tempo. Veltroni immagina addirittura di celebrare in un festival quadriennale, «un'olimpiade dell'Architettura», il ritórno dell'arte del costruire che ha reso Roma unica al mondo. Per molto tempo la realizzazione di nuove infrastruttu-re, non sempre dal tratto contemporaneo, è stata associata ai grandi eventi ospitati dalla Capitale: Olimpìadi, Mondiali di calcio, Giubileo. Ma con la Moschea di Portoghesi (1993) si è avviato un periodo in cui è stata la vita quotidiana a stimolare l'impegno al rinnovamento della città. In un convegno tenuto ieri aH'Auditorium, altra opera che ha segnato la ripresa della grande architettura cittadina, è stato gettato uno sguardo sulla nuova stagione: dagli anni Novanta ad oggi si sono realizzate 70 opere di ogni genere e oltre sessanta ne verranno consegnate nei prossimi cinque anni. Secondo il sindaco «in nessuna altra città d'Europa» c'è tanto fervore in campo architettonico: il che ci fa riflettere sullo stallo in cui ha versato per decenni una città dove ad edificare sono stati ì «palazzinari» o gli abusivi, fatta eccezione per le strutture pubbliche collegate alle grandi celebrazioni secolari e religiose. Nei giorni in cui si festeggia la pre-inaugurazione della nuova Fiera e del museo dell'Ara Pacis il Campidoglio vuole sottolineare -con un discreto autocompiacimento- il processo di cambiamento fisico della città, lanciandosi in un confronto con le altri capitali europee che non la vede sfigurare. L'archì-star olandese Rem Koolhaas (gli assessori presentì al convegno sì sono voluti far affiancare da alcuni grandi architetti impegnati a Roma) sostiene che la gara architettonica con l'Europa non ha senso perché Roma di grande architettura ne ha in abbondanza: semmai, aggiunge la francese Odile Decq, il confronto va orientato sulle grandi testimonianze artìstiche del passato. Il problema, comunque, non sta nell'introduzione di nuovi significativi segni nel panorama urbano, ma nella realizzazione di nuove strutture in grado di migliorare la qualità della vita di tutti. Musei, ponti, centri sportivi e direzionali, scuole, abitazioni, stazioni: opere sparse nei policentrì urbani previsti dal nuovo Piano regolatore: per dare, come dice Franco Purini;«un concreto innervamento al corpo urbano periferico». Vittorio Gregotti, che si appresta a «dare un centro storico» ad Acilia, esalta il recupero di funzioni urbane nelle periferie sul quale è impegnato il Campidoglio. Per Paolo Desideri, progettista della nuova stazione Tiburtina, la riqualificazione della città «passa attraverso la creazione di nuove infrastrutture». Il «rinascimento architettonico» in atto sarà in grado dì «far vivere meglio la città», come dice Veltroni, offrendo nuove funzioni decentrate? E l'aggiunta di interventi di grande qualità estetica in anonimi quartieri e periferie riuscirà a promuovere l'aggregazione sociale? La scommessa della nuova stagione architettonica punta anche su questo. Il futuro di Roma sembra tracciato da un segno di matita.