Palazzo di città chiede 105 milioni di danni anche ad Andidero Per la demolizione del 23 e 24 aprile, l'Arpa sollecita «tutela dalle polveri» Il Comune rilancia contro i costruttori Matarrese e Andidero. Gli avvocati di Palazzo di città si sono costituiti ieri nei giudizi intentati contro il Comune, in Tribunale, per il risarcimento dei danni, dalle società Sudfondi e Mabar, costruttrici dei palazzi di Punta Perotti, e ha chiesto a sua volta il risarcimento delle spese sostenute per la demolizione e anche del «danno cagionato al Comune per la lottizzazione abusiva», per complessivi 105 milioni di euro (e cioè circa 300 euro per ogni cittadino barese). Lo fa sapere l'assessore al Contenzioso, Cinzia Capano, in una nota. Intanto, si avvicinano i giorni del completamento della demolizione a opera della «General Smontaggi» di Novara: domenica prossima sarà abbattuta, con la tecnica dell'esplosivo, la parte restante del blocco già demolito in parte il 2 aprile; l'indomani, lunedì 24 aprile, sarà demolito, meccanicamente, l'edificio parallelo al mare. Ritornando al contenzioso civile, le due società edili (che fanno capo rispettivamente alle famiglie Matarrese e Andidero), a gennaio scorso hanno citato in giudizio il Comune, la Regione e il Ministero per i Beni e le Attività culturali per oltre 500 milioni di euro chiedendo che sia accertata la loro responsabilità per avere indotto «con i loro comportamenti la Sudfondi e la Mabar a intraprendere e proseguire le lottizzazioni di Punta Perotti», ricorda l'assessore. Gli avvocati delle aziende edili chiedono il risarcimento degli «ingentissimi danni che assumono aver subito per effetto della confisca disposta in sede penale. Il Comune di Bari - prosegue la nota diffusa dalla Capano - ha innanzitutto rilevato che tali giudizi, instaurati nell'imminenza della demolizione, rappresentano l'ennesima iniziativa giudiziaria tesa a sottrarsi agli effetti della confisca, proprio dagli autori della abusiva lottizzazione, mentre l'articolo 6 della legge numero 47 del 1985, vigente all'epoca dei fatti, stabilisce che essi "sono responsabili della conformità delle opere alla normativa urbanistica, alle previsioni di piano"». L'amministrazione comunale, costituendosi nell'udienza di ieri, ha chiesto il rigetto delle richieste delle aziende e la condanna della Sudfondi e della Mabar, nonchè della «Salvatore Matarrese» e della Gafi (imprese esecutrici delle opere) non solo a rifondere le spese di demolizione, ma anche a risarcire i danni causati al Comune dalla lottizzazione. Secondo l'amministrazione comunale, inoltre, «qualora la causa del danno fosse l'adozione di atti amministrativi illegittimi, questi avrebbero dovuto essere tempestivamente impugnati». E infine: «Le perdite economiche delle quali gli attori si lamentano derivano esclusivamente dai loro comportamenti». Intanto, sempre a proposito del calendario della demolizione, la «necessità di garantire l'incolumità pubblica attraverso l'attivazione di idonee procedure di informazione alla popolazione sui rischi connessi alla inalazione di polveri» viene auspicata dal direttore generale dell'Agenzia regionale protezione ambientale (Arpa) Puglia, Giorgio Assennato, alla vigilia delle ulteriori tappe della demolizione. Il dirigente ricorda che la demolizione dello scorso 2 aprile «ha determinato la diffusione delle polveri nel quartiere Japigia» e che «una esposizione concentrata e di breve periodo potrebbe causare broncocostrizione, tosse e dispnea nei soggetti asmatici, soprattutto anziani e bambini».