ROMA All'Italia spetterà il compito di guidare il dipartimento degli affari culturali iracheno dell'Orba (Office far reconstruction and humanitarian assistance), l'organismo multinazionale di transizione tra l'amministrazione militare e il governo provvisorio insediato nelle scorse settimane a Bagdad. Il prescelto è l'ambasciatore a riposo Pietro Cordone, un diplomatico molto qualificato, profondo conoscitore del mondo arabo. Cordone è nato in Egitto nel 1934 ed è laureato in lingue orientali. Tutta la sua carriera, cominciata alla fine degli anni Sessanta e conclusa nel 2000, si è svolta in Medio Oriente. Titolare delle sedi nello Yemen e negli Emirati Arabi Uniti, ha retto anche quelle dell'Arabia Saudita, della Siria e del Libano, dove è rimasto ferito negli scontri tra le fazioni in guerra e proprio per questo motivo è stato insignito di una Medaglia al valore. La notizia di questa nomina è stata data dal ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani, rispondendo nell'aula di Montecitorio a un'interpellanza urgente di alcuni deputati di Rifondazione comunista, i quali poi si sono pubblicamente complimentati con lui. «E non è una cosa di tutti i giorni ricevere un assist da loro», commenterà poco dopo lo stesso Urbani. Ma nell'emiciclo le sue parole trasudano ancora più soddisfazione. «E' dice un grande onore per l'Italia e un significativo riconoscimento per il ruolo del nostro Paese sia nel campo della politica estera, sia in quello nel recupero dei beni culturali». All'Italia, insomma, spetta un posto di primo piano tra i grandi nella fase della ricostruzione dell'Iraq. Sono stati proprio gli angloamericani a chiedere al nostro Paese, illustra il ministro, di occuparsi dei beni culturali, come segno di apprezzamento per quanto fatto dai rappresentanti italiani nelle fasi che hanno preceduto la guerra e in quelle più propriamente militari. «Nostre missioni di archeologi spiega Urbani al Corriere sono presenti da tempo in numerose aree dell'Iraq». E il loro lavoro, aggiunge, «è stato utilissimo nel disegnare la mappa dei siti contenenti resti della civiltà assiro-babilonese». A tutto ciò va aggiunta, rivela Urbani, «l'attività di intelligence svolta sul territorio dai nostri uomini che hanno fornito segnalazioni agli angloamericani affinchè non bombardassero luoghi d'interesse archeologico». Cordone, che si trova già da alcuni giorni nella capitale irachena, guiderà una task force della quale fanno parte il direttore generale per l'archeologia Giuseppe Proietti, un ufficiale del nucleo tutela patrimonio artistico dei carabinieri e da Paolo Battino del Centro scavi di Torino, un'istituzione che svolge un'attività in Iraq da oltre quaranta anni. L'Italia come primo gesto concreto per il recupero dell'ingente patrimonio iracheno ha destinato a Bagdad una parte dell'incasso del concerto di Paul McCartney al Colosseo. La somma è di circa 150 mila euro. Laggiù infatti la situazione, dice Urbani, «è disastrosa, visto che sono stati razziati non solo bassorilievi e reperti di inestimabile valore, ma anche sedie e tavoli dell'amministrazione».