I residenti protestano per un muro sorto per recingere un terrazzo, ora la Regione vuole vederci chiaro Spaccanapoli, il Decumano inferiore. Un muretto grigio perla spunta fra i palazzi antichi nel cuore del centro storico. È alto poco più di un metro. Non è neppure livellato come si deve. Lo hanno piazzato sopra l'ultimo piano del civico 64 di via San Sebastiano, la strada degli strumenti musicali e dell'avanguardia napoletana. Nessuno è riuscito a fermarne la costruzione. Hanno provato in tanti, con esposti in Procura e telefonate all'ufficio antiabusivismo. Denunciando le precarie condizioni di lavoro degli operai e segnalando lo schiaffo ai beni culturali presenti poco lontano da lì, palazzo Filomarino della Rocca e palazzo Mazziotti. Una costruzione che i residenti in zona non riescono proprio a mandar giù e a cui non sanno ancora dare una spiegazione: i palazzi sistemati dall'altra parte della strada hanno smarrito la veduta sul panorama di una volta. Proteste cadute nel vuoto, tutte bloccate dai permessi che dinanzi ai reclami sfoggia di volta in volta il proprietario dell'appartamento, uno dei 12 presenti in un palazzo recentemente ristrutturato a spese del Comune. CINQUE piani, dodici famiglie, un muro grigio in cima sopra le loro teste. Intorno, tutti sanno tutto. Nessuno riesce a fermare i sei operai al lavoro. «Scaricano mattoni e cemento sotto gli occhi di tutti: il camion blocca anche il traffico», le lamentele di chi in via San Sebastiano vive o lavora. Soluzioni? Non sono riusciti a trovar-ne, e Innocenzo Donati dice che non possono. Non ci riusciranno. È lui che ha ordinato i lavori. Sul terrazzo di casa. Interno 9. «Non capisco quali siano le eccezioni. Non so perché protestano per una costruzione regolare», spiega. I suoi vicini hanno allertato finanche il Gabibbo e "Striscia la notizia", dopo aver visto cadere nel vuoto le denunce più canoniche. Il signor Donati scende nei dettagli. Racconta l'iter burocratico affrontato: «Quel muro è una recinzione, regolarmente richiesta in tutte le sedi competenti. Serve per utilizzare il lastrico solare, così com'è consentito del resto dal Comune di Napoli. È tutto in regola: la pavimentazione e la ringhiera». Queste le sue ragioni. Ed è il motivo per cui, in via San Sebastiano, quel muro hanno smesso già da un po' di chiamarlo abuso. Ora è diventato «l'obbrobrio». Dai palazzi di fronte hanno scattato una foto dietro l'altra nel corso della sua costruzione, con il panorama che si dilegua lentamente, scatto dopo scatto, giorno dopo giorno. «Vorrei conoscere il nome di chi ancora protesta», l'irritazione del signor Donati. Ancora, dice Donati, perché le contestazioni non sono recenti. Cominciano oltre un anno fa. Quando dopo i lavori pubblici di ristrutturazione al palazzo, iniziano quelli privati sul terrazzo. Denunce, proteste, polemiche. I lavori vengono fermati una prima volta, poi riprendono. E quando vanno avanti, in via San Sebastiano provano a bloccarli di nuovo. Inutilmente, stavolta. I permessi sono nero su bianco: si va avanti. «Mi chiedo cosa accadrebbe in una qualsiasi città europea se all'improvviso un antico palazzo del centro iniziasse a crescere di un intero piano», si chiede un residente. Dubbi e reclami su cui adesso intende vederci chiaro la giunta regionale. Gabriella Cundari, assessore all'urbanistica, comincia a interessarsi alla vicenda. Una nota ufficiale al Comune di Napoli è partita ieri dal settore Urbanistica regionale, di cui è responsabile Bartolomeo Sciannimanica. Chiede di essere informato a proposito di quanto viene segnalato in via San Sebastiano. Un invito a indagare, e allo stesso tempo un invito a segnalare casi di abusivismo. «La partecipazione - secondo Sciannimanica - non solo è fonte di maggiore conoscenza, ma è anche strumento di controllo del territorio. Partecipare per ottenere, anche a costo di estenuanti sedute, la condivisione delle strategie urbanistiche, che devono coniugare sviluppo e tutela dell'ambiente; partecipare per controllare il territorio perché la mala pianta dell'abusivismo edilizio venga presto estirpata dalla nostra regione, come ci proponiamo».