CAGLIARI. Nuovo allarme per il timore di distruzione di un sito punico di rilevante importanza. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico hanno espresso forte preoccupazione per la ripresa dei lavori per la realizzazione di un edificio ad uso misto residenziale e commerciale vicino alla piccola area sepolcrale di Viale Sant' Avendrace a Cagliari. Il sito, già ampiamente noto, fa parte di edifici realizzati nei primi decenni del'900 che recentemente sono stati demoliti, non beneficia di tutela storico-culturale diretta, sostengono gli ambientalisti, ma soltanto indiretta, grazie alle disposizioni del piano urbanistico comunale, in base alle quali il personale della Soprintendenza per i beni archeologici ha seguito l'attività cantieristica e ne aveva previsto - come in casi simili - la conservazione "a vista". Ma per l'inclusione nel parco archeologico-ambientale di Tuvixeddu in via di realizzazione è necessaria un'acquisizione a prezzi di mercato. "Ed è quello che il Presidente della Regione Renato Soru ha dichiarato di voler fare soltanto qualche settimana or sono - concludono gli ambientalisti dei due gruppi - un'ottima intenzione che speriamo possa tradursi presto in realtà. Si deve fare in fretta, molto in fretta prima che l'area fortemente a rischio venga compromessa!". Il lungo sonno delle sovrintendenze. Giovanni Lilliu e gli ambientaliti denunciano il "sacco" archeologico "Bisogna fermare gli interventi su Tuvixeddu, e liberare l'anfiteatro romano. "Per Sant'Avendrace intervenga il presidente Soru". CAGLIARI. "Io ho sempre difeso le testimonianze storiche della città. E credo che le sovrintendenze archeologica e monumentale dovrebbero muoversi maggiormente per proteggerle", afferma Giovanni Lilliu, padre nobile dell'archeologia sarda e accademico dei Lincei: uno dei primi a contestare il progetto integrato di lottizzazione su Tuvisceddu-Tuvumannu e la annessa strada che attraverserà il canyon scavato nella necropoli fencio-punica. Strada-cicatrice di un'epoca in cui veniva utilizzata come passaggio per trasportare i materiali di cava all'ex cementeria. Ora tutta l'area è stata ripensata in un processo che non vuole essere solo di riqualificazione, ma che Lilliu e gli ambientalisti hanno denunciato come un "atto di arroganza" verso la storia della città, "perchè la riqualificazione si può fare valorizzando questi tesori". L'archeologo fu anche in prima fila nel dire no al rivestimento in legno dell'anfiteatro romano. Poi, di recente, si sono aggiunte altre lottizzazioni, a Sant'Avendrace, a ridosso della necropoli. E anche lì, nonostante le proteste e la proposta del governatore della Sardegna, Renato Soru, di acquisire l'area, i lavori vanno avanti. Da un punto di vista formale è tutto regolare, ma Lilliu punta il dito accusatore contro le sovrintendenze e lamenta "troppa lentezza, sebbene qualche passo avanti in rapporto al passato sia stato fatto". "Le sovrintendenze - spiega Vincenza Tiana, presidente regionale di Legambiente - e in particolare quella diretta da Vincenzo Santoni (l'archeologica) ha permesso troppi interventi che riguardano zone storiche della città". Un mese fa l'associazione ambientalista aveva coinvolto Paolo Scarpellini, il coordinatore regionale di questi enti di tutela, "che si era mostrato molto perplesso per gli interventi legati a Tuvixeddu - spiega Cinzia Frau, del circolo cittadino di Legambiente - ma tutto è proseguito nello stesso modo". Purtroppo, continua Tiana, "Tuvixeddu viene come sfogliato da tutta una serie di interventi. E così abbiamo il tunnel di Tuvumannu, la strada che arriverà nel canyon di Tuvixeddu, la lottizzazione di Sant'Avendrace, poi l'anfiteatro romano imbalsamato e tante altre cose. Cagliari non merita di essere così martoriata. Nè di avere una sovrintendenza archeologica così insensibile. Noi chiediamo che tutti questi lavori vengano bloccati e revocati". Sulla lottizzazione di Sant'Avendrace (al numero 35-37) c'era stato - come accennato - un intervento del governatore Soru, ma il cantiere non ha chiuso e, anzi, prosegue i suoi lavori i lavori. Le associazioni ecologiste Amici della terra e Gruppo d'intervento Giuridico esprimono "forte preoccupazione" su questi lavori, volti alla realizzazione di un edificio a uso misto residenziale e commerciale. Il problema, però, spiega Stefano Deliperi (responsabile del Gruppo di intervento giuridico) non è di facile soluzione: "Infatti, purtroppo, l'edificabilità è consentita, in quanto l'area ricade in zona "B" (edificabile) del vigente piano urbanistico comunale". Il che significa che l'area, "già ampiamente nota e facente parte di edifici realizzati nei primi decenni del Novecento e recentemente demoliti, non beneficia di tutela storico-culturale diretta, ma soltanto indiretta, grazie alle disposizioni del piano urbanistico comunale". In base a queste "il personale della sovrintendenza per i beni archeologici aveva seguito l'attività cantieristica e ne aveva previsto - come in altri casi simili - la conservazione "a vista". Niente da fare, quindi? Secondo Deliperi "per l'inclusione nel realizzando parco archeologico-ambientale di Tuvixeddu è necessaria un'acquisizione dell'area a prezzi di mercato. Ed è quello che il presidente della Regione, Renato Soru, ha dichiarato di voler fare soltanto qualche settimana or sono: un'ottima intenzione che speriamo possa tradursi presto in realtà". Ma "si deve fare in fretta, molto in fretta". Stimolo, questo, che viene anche da Legambiente. L'altro giorno, infine, il consiglio comunale ha approvato a maggioranza la meccanizzazione di Castello con tapis roulant e parcheggi interrati: iniziativa che ha avuto da subito l'opposizione degli ambientalisti e di parte della popolazione dell'antico rione. Anche in questo caso la sovrintendenza (monumentale e ambientale) ha una parte di responsabilità per un "sì" dato al "progetto di massima" da parte del responsabile Gabriele Tola. Una partita, però, affatto chiusa e che dovrà fare i contri soprattutto con la verificia di impatto ambientale. In situazione di stallo si trova anche l'anfiteatro romano che ebbe un permesso iniziale (dato da Santoni), seppure condizionato a una serie di interventi che il Conmune non ha mai fatto. Alla fine la sovrintendenza ha chiesto la rimozione del rivestimento in legno, ma senza risultato e così ha fatto ricorso al Tar contro Cagliari. E la situazione non è stata ancora risolta. Per molte tempo, però, le sovrintendenze si sono barcamenate da una parte all'altra. "Le posizioni di questi enti sono sempre state molto ambigue: sia per gli interventi nelle coste che per quelli interni alla città", lamenta Luca Pinna, responsabile regionale del Wwf. Ma la questione, sottolinea, "è anche culturale. Manca, in sintesi, un progetto unitario di quello che si vuole fare di Cagliari: non c'è strategia e, quindi, si procede con piccoli tasselli affrontando i problemi volta per volta". Secondo il Wwf da un lato si parla di una serie di interventi che dovrebbero rendere la città più vivibile, dall'altro si continua con operazioni che sacrificano l'ambiente e la storia monumentale della città. Per questo credo che chi vincerà le amministrative debba impegnarsi anche per costruire una strategia precisa di difesa della Cagliari ambientale e storica".
La Nuova Sardegna
16 Aprile 2006
Cagliari. Nuovo allarme per Sant'Avendrace
RO
Roberto Paracchini
La Nuova Sardegna
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Bene culturale
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