Che cosa accadde realmente durante l'assalto al Museo di Bagdad? Quali e quanti oggetti vennero rubati o danneggiati? Quanti capolavori sono scomparsi per sempre? A oltre un mese di distanza dai terribili giorni del saccheggio (10-12 aprile), l'incertezza è ancora l'elemento dominante, mentre le poche certezze confermano le peggiori previsioni. Nella lista dei 38 capolavori scomparsi o distrutti, fornita da uno dei responsabili del Museo di Bagdad, compaiono alcuni dei maggiori capolavori della storia dell'arte, vere pietre miliari della storia della civiltà. Sono scomparsi lo splendido volto di pietra della Signora di Uruk (3200 a.C.), la "Gioconda dell'arte sumera"; il grande vaso cultuale in alabastro decorato con scene di culto scolpite in bassorilievo; l'arpa con testa di toro in oro e argento, proveniente dal cimitero reale di Ur (2500 a.C.); la statua acefala in pietra di un re sumero del 2400 a.C.; la straordinaria statua frammentata in bronzo di figura maschile accosciata (in formato quasi naturale) che, dato il peso, i ladri hanno dovuto trascinare lungo le scale del museo; una placca d'avorio proveniente da Nimrud scolpita con un leone che azzanna un etiope; una testa maschile in terracotta di epoca romana. A loro si affiancano altri capolavori presi a martellate e fatti a pezzi come la statua in pietra di Salmassar III, il leone di terracotta di Babilonia e diverse statue provenienti dalla città di Hatra. Questo è un primo elenco delle opere perdute che nessuno può dire definitivo perché nessuno ha ancora ispezionato i magazzini del museo, e nessuno sa dire quante decine di migliaia di tavolette di creta iscritte in caratteri cuneiformi fossero conservate nei depositi (forse 150 mila); quindi nessuno potrà mai stabilire quante siano state avviate al mercato clandestino o ridotte in polvere dai vandali. Questo è quanto è emerso dalla conferenza organizzata a Milano (Istituto Gonzaga) dal Centro Studi del Vicino Oriente alla quale hanno partecipato l'archeologo Antonio Invernizzi dell'Università di Torino, l'assiriologo Giovanni Pettinato de La Sapienza di Roma e lo storico del Vicino Oriente Frederik Mario Fales dell'Università di Udine. Il professor Invernizzi, che ha partecipato alla riunione organizzata di recente dal British Museum di Londra per fare il punto della situazione, ha riferito comunque che la lista fornita dagli iracheni non collima esattamente con altri elenchi circolati in questi giorni perché, di fatto, ancora oggi il Museo di Bagdad si trova nelle stesse condizioni di abbandono delle ore immediatamente successive al saccheggio. Incertezze ancora maggiori sulla sorte toccata ai Musei di Mosul e di Babilonia (saccheggiati anch'essi) e sulla situazione dei principali siti archeologici. Intanto da New York è arrivata la notizia del sequestro di una quarantina dì casse contenenti materiale archeologico proveniente da Bagdad (ma nessuna precisazione su che tipo di oggetti); una notizia inquietante questa, se si considera che circa un mese prima dello scoppio della guerra l'associazione degli antiquari americani chiese al Congresso un allentamento delle restrizioni sull'esportazione di materiali archeologici dall'Iraq. Nei prossimi giorni si terrà al nostro ministero degli Esteri una riunione nella quale verrà comunicato l'impegno italiano nella ricostruzione e nella difesa del patrimonio culturale iracheno.