II pregiudizio ideologico delle sinistre contro la via "più mussoliniana" della Capitale. Gli addetti ai lavori, però... Muratore: via dei Fori sacrificata alle ambizioni del pupillo di Veltroni? ROMA. Un vecchio e mai risolto pregiudizio ideologico, la necessità di riparare alle brutture del prolungato malgoverno, la volontà di spianare la strada a manovre post-elettorali. È qui che va ricercato il motivo all'accelerazione registrata nel piano di sistemazione di via dei Fori imperiali. L'idea a Roma circola da anni, ma solo nelle ultime settimane il Campidoglio ha dimostrato di voler procedere più spedito che mai. Lo spunto per la riapertura della partita è arrivato dal progetto presentato dall'architetto Massimiliano Fuksas e dall'ex-sovrintendente, ora presidente di Zetema (la partecipata del Comune che gestisce i musei civici), Adriano La Regina, che immaginano l'ex-via dell'Impero come un nastro sollevato da ponti sotterranei, che attraversi i Fori senza soffocarli. L'ipotesi di lavoro è stata presentata alla fine di marzo a Walter Veltroni, che l'ha subito accolta con grande favore: «II progetto è utile alla discussione e potrebbe anche essere realizzato». Dopo nemmeno un paio di giorni, però, il parere del sindaco era già cambiato, per approdare, una settimana dopo, a un'ulteriore posizione. A far rientrare il Campidoglio in un'ottica di più ampio confronto sull'intervento, uno dei più significativi che si possano immaginare per il centro storico della Capitale, è stato l'appello di un gruppo di noti architetti, i quali hanno chiesto l'indizione di un concorso internazionale. La sollecitazione, almeno per il momento, sembra aver allontanato l'ipotesi di un nuovo caso Meier (l'architetto che ottenne l'assegnazione ad personam per la costruzione della nuova teca dell'Ara Pacis, andata oltre ogni previsione di tempi e costi) e aver aperto la strada a un confronto davvero molto ampio. Il Campidoglio, infatti, ha risposto alle richieste rilanciando, facendo sapere di voler emanare non una gara, ma cinque per altrettanti spezzini di centro archeologico monumentale (il cosiddetto Cam). In quest'apertura alle professionalità di tutto il mondo, però, il progetto Fuksas-La Regina sembra dover continuare a essere un canovaccio. «La proposta di Fuksas accoglie egregiamente in sé gli ultimi dieci anni di dibattito su via dei Fori imperiali», ha spiegato al Corriere della Sera di ieri l'assessore all'Urbanistica, Roberto Morassut, ribadendo l'eventualità della gara plurima. La prospettiva di un concorso già segnato, però, rappresenta una possibile ipoteca sul futuro di un progetto che va comunque realizzato. A esserne convinto è il consigliere comunale di An Marco Marsilio, che era stato fra i primi a sostenere la necessità di un dibattito allargato pervia dei Fori imperiali. «Intanto precisa Marsilio la richiesta degli architetti mette in luce tutte le anomali della gestione della Capitale: in una città normale non ci sarebbe stato bisogno di un appello come quello degli architetti, l'indizione di una gara sarebbe stata ovvia. Ma qui a Roma, come dimostra il caso Meier, siamo abituati al peggio». Per l'esponente di An bisogna evitare che «la proposta Fuksas diventi la base di lavoro su cui incardinare i progetti futuri. Fuksas rileva fra i tanti architetti di primo piano è forse il meno competente per i centri storici e poi aggiunge Marsilio per quanto poco se ne sappia, non sono sicuro che una passerella sia il modo migliore per valorizzare il percorso dei Fori. Mi sembrerebbe più adeguato un progetto che riporti la passeggiata al livello degli scavi e, soprattutto, che mantenga spazi adeguati per i pedoni e per i mezzi di trasporto. Invece prosegue un nastro di strada sopraelevata fa pensare a un restringimento. Ecco, lo scenario di una "passeggiata" con gli autobus che sfiorano le orecchie dei pedoni mi sembra piuttosto deludente». L'esponente di An, però, si dice convinto della necessità di una risistemazione dell'area, che armonizzi i vecchi scavi con quelli nuovi. Analisi condivisa anche da Giorgio Muratore, docente di Storia dell'arte e dell'architettura contemporanea alla "Sapienza", per il quale la proposta di Fuksas «sembra l'archeologia di Spiderman». Muratore sottolinea anche come la situazione attuale sia il frutto dei «tanti pasticci combinati negli anni». «Negli ultimi trent'anni dice è stato fatto di tutto e sempre per lo stesso motivo: un pregiudizio ideologico nei confronti del Fascismo». Lo sventramento dei Fori, la devastazione dell'Augusteo sono il frutto, secondo il docente, di un preteso recupero di buon governo rispetto ai danni che sarebbero stati provocati nel Ventennio. «La classe dirigente che ha guidato Roma ha detto "arriviamo noi che siamo bravi" commenta Muratore ma non è mai stata capace di fare i conti con la storia antica e la storia moderna della città. Alla fine questi personaggi si ritrovano sempre a indire concorsi per risolvere problemi che non sarebbero mai esistiti senza quegli interventi forzati». In questo senso via dei Fori imperiali e l'Ara pacis sono, per Muratore, «due facce della stessa medaglia». E gli effetti del pregiudizio ideologico sono aggravati dalla mancanza, «te parte del Campidoglio, di una visione organica e strategica del centro storico e, nello Specifico, dell'area archeologica. Muratore ricorda gli interventi sul Colosseo e sulla zona circostante «gestiti in maniera oscena: non si riesce nemmeno a fare un'illuminazione adeguata. Non parliamo degli scavi sotto Massenzio: c'è solo da preoccuparsi per i dissesti. A provocare guasti ci avevano già pensato i terremoti antichi, come si fa a pensare di mettere lì sotto la fermata della metro e il solito mega-shop?». Nella stessa maniera «quanto meno avventurosa» è stato condotto, per il docente, l'ampliamento dell'area archeologica dei Fori: «In assenza di una sistemazione definitiva della zona, il cuore di Roma è diventato un cantiere semi-aperto per il quale si cerca una soluzione». Anche sul perché proprio ora il Comune si ponga il problema con maggiore convinzione Muratore ha un'idea: «C'è uno strano rapporto tra Fuksas, La Regina e Veltroni. Da cittadino non posso che rimanere perplesso per il progetto "regalato" dall'architetto alla collettività. Diciamo che a lume di naso non mi stupirebbe che si stesse preparando un percorso all'assessore alla Cultura per La Regina».