ANTICHITÀ Trovato per caso durante i lavori dì scavo dell'Aem prèsso la centrale di via Sant'Abbondio, il reperto di epoca romana giace da 3 anni in un cortile tra i rottami Un prezioso ritrovamento. Che non parla della Milano viscontea, né della signoria sforzesca. Questa volta, il cammino a ritroso nel tempo è bislungo. Risalendo fino al 222 a.C, quando i romani conquistarono la città fondata, tre secoli prima, dalla tribù celtica degli Insubri. E il fusto di una colonna erosa dal tempo, che ha perso, insieme a base e capitello, anche il fascino e il pregio dell'architettura antica. Sarà per questo che è finita senza lode tra utensili dismessi, nel cortile di una centrale della Àem, a Chiesa Rossa. Passando inosservata agli operatori dello stabile, così come agli agenti del comande? Grato soglio, che pur si affaccia sul cortile. Ma non sfuggendo allo sguardo attento di una cittadina a, passeggio. Che ha segnalato il sospetto manufatto al Consiglio di Zona, restituendo alla colonna il millenario valore accertato con perizia dalla Sovrintendenza ai Beni architettonici. Ora, che nei dintorni di via S. Abbondio, sotto il peso della terra, siano sepolti fregi, architravi e secoli di storia, rèsta solo una congettura. Al momento, limitiamoci ai fatti. Lo scorso 15 dicembre, il consigliere Luca Gandolfi presenta in seduta di Consiglio di Zona 5, un'interrogazione rivolta alla polizia locale La richiesta è quella di verificare la provenienza del presunto e abbandonato resto archeologico. Il 9 marzo, dopo mesi di indagini, la risposta. Il ritrovamento della colonna risalirebbe, citiamo, «all'aprile 2003, durante lavori di scavo dell'Aem-teleriscaldaménto, eseguiti in, via S. Abbondio fronte piscina». Nel frattèmpo, le approfondite verifiche svelano anche l'identità dell'inconsapevole archeologo, tale «geometra Primerano, responsabile dei lavori di scavo». Il quale viene interpellato telefonicamente. Ricorda la scoperta della colonna, come di esser stato tratto in inganno dai detriti e dalle masserizie in cui era affossata. Così l'ha ritenuta «priva qualsiasi valore e, data la mole, l'ha depositata nel cortile del civico 10, dimenticandola e non dando, poi alcun seguito al fatto», recita il protocollo della Polizia. Davvero si sbagliava il geometra, ignorando la scoperta. A sua insaputa, già il 21 febbraio Anna Ceresa Moro, ispettri-ce di zona della Sovrin-tendenza interpellata dalla Polizia, l'aveva scientificamente smentito. Dopo aver effettuato un attento esame della colonna, ne aveva stabilita la datazione all'epoca romana. Ora la responsabilità del prezioso resto compete alla Moro, in attesa di trovare un'adeguata collocazione. «Al nostro occhio, per quanto inesperto, era subito apparso chiaro che si trattava di una colonna di enorme valore storico, spiega Gandolfi, grazie al cui impegno il mistero é stato svelato. Il Consiglio di zona è intenzionato ad accertare che nell'area non vi siano altri reperti di ugual valore. «Cosa del tutto presumibile», continua Gandolfi, «potrebbe trattarsi di una scoperta di straordinaria importante che rischiava di passare sotto un colpevole silenzio». Silenzio voluto o meno (per paura di un ostacolo ai lavori di scavo), potrebbe accadere che, accanto all'anfiteatro di via De Amicis e al Tempio di Minerva sotto il Duomo, Milano riscopra altri frammenti della sua storia più antica. E tutto per merito dèi suoi cittadini. Altro che Winkelmann.