II presidente della regione Veneto, Giancarlo Galan, ha cancellato il proprio contributo finanziario alla Biennale Teatro 2006. Motivo? Nei giorni della campagna elettorale, il direttore Maurizio Scaparro ha partecipato a un dibattito promosso da alcuni candidati locali diessini sul tema della cultura minacciata dai tagli ministeriali. Agli occhi del governatore, l'episodio è «inammissibile». «Non è ammissibile», specifica il forzista Galan, «che chi ricopre un ruolo istituzionale come quello di direttore della sezione teatro della Biennale si trasformi in attivista elettorale» e partecipi a una «kermesse contro la politica culturale del centrodestra». Conseguenza: i contributi destinati al festival saranno dirottati altrove. La Regione finanzierà altri per celebrare Goldoni e Gozzi, i commediografi al centro dei programmi artistici di Scaparro. Naturalmente Galan non vuol neppure sentir pronunciare la parola censura. La sua decisione, dice, nasce da un sentimento etico: «Questo gesto lo trovo non solo riprovevole sul piano dei comportamenti istituzionali, ma anche ingeneroso, se solo consideriamo il forte impegno, proprio sul piano dei finanziamenti, messo in atto dalla Regione a favore delle grandi istituzioni veneziane e venete». Pi. trasecolato che ferito, Maurizio Scaparro fatica a credere alle parole di Galan. Poi affida il proprio pensiero a un comunicato. Spiega: «Partecipare, come ho fatto, da libero cittadino e a titolo personale, a incontri e dibattiti sul tema vitale per un Paese civile dei tagli alla cultura, voleva semmai contribuire a difendere le istituzioni, la loro autonomia creativa, la loro possibilità di vita». E ricorda che «durante questa campagna elettorale (ma anche molto prima) mi sono trovato più volte su questo tema fianco a fianco con artisti, politici e con chi segue il nostro lavoro - dentro e fuori dalle istituzioni e di diversa fede politica - per esprimere assieme e con forza la preoccupazione per la profonda crisi artistica, economica e occupazionale che i tagli del Fus stanno provocando allo spettacolo italiano». Scaparro dice in sostanza di essersi impegnato in questa dura battaglia proprio per difendere «le istituzioni culturali come la Biennale di Venezia, le istituzioni politiche come la regione Veneto, e i singoli cittadini». Per ora la guerra si combatte a colpi di comunicato. Convocato da Galan, il presidente della Biennale Davide Croff proverà nei prossimi giorni a dirimere la questione, a trattare sul dirottamento dei fondi, magari a salvare un festival che, con queste premesse, avrà scarse possibilità di realizzarsi. Certo i motivi d'inquietudine non sono pochi. Che il direttore di un'istituzione culturale non possa discutere (come chiunque) la politica culturale del governo, è un fatto in sé inconcepibile. Che un uomo delle istituzioni debba sottrarsi, in virtù del proprio ruolo, alla critica del giudizio, sembra a dir poco bizzarro. Una cosa è certa, però. Più che colpire la persona di Scaparro, la clamorosa decisione di Galan potrebbe danneggiare proprio la Biennale e Venezia. Intanto l'«accusato» attende gli sviluppi. Dice che, se i tagli saranno confermati, prenderà le sue decisioni. E commenta amaro: «Gli artisti diventano importanti solo quando danno fastidio».