La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e mezzo di reclusione - pena sospesa dalla condizionale -per «crollo colposo» nei confronti dell'ex responsabile tecnico della Soprintendenza urbanistica di Siracusa, Francesco Santalucia, in relazione al rovinoso cedimento della cattedrale di Noto (Siracusa), il gioiello barocco collassato la notte del 13 marzo 1996 per cedimento del quarto pilastro, fortunatamente senza causare vittime. È l'unica condanna (sentenza 5950) emessa per questo disastro dal momento che gli altri 4 indagati - l'ingegnere capo del genio civile, il capo dell'ufficio tecnico di Noto, il vescovo di Noto e il legale rappresentante della cattedrale - sono state assolte del tutto in primo e secondo grado. Secondo la Corte di Cassazione, Santalucia era consapevole del cattivo stato di conservazione del quarto pilastro «per l'indebolimento dovuto al taglio della muratura, effettuato successivamente alla costruzione della chiesa per creare il passaggio al pulpito». Il funzionario «non si è attivato in alcun modo per impedire l'evento, pur a conoscenza del pericolo» e nonostante le sollecitazioni dei tecnici della Curia. La situazione si era aggravata dopo il terremoto del 1990, della quale Santalucia era al corrente avendo fatto personalmente dei sopralluoghi e avendo disposto la lettura dei dati sulle strumentazioni di controllo apposta ai pilastri per monitorare il livello delle «fessurazioni». Tra l'altro - rileva la Suprema Corte - in Sicilia il ruolo di sovrintendente ha poteri molto ampi compreso il «potere di supplenza all'inerzia di altri soggetti». I giudici rilevano infine che con solo mezzo miliardo di lire si sarebbe potuto effettuare «l'intervento minimale per evitare il crollo».