I furti di opere d'arte sono calati del 25 nell'ultimo anno (1.500 contro i 2090 del 2001). Ma chiese, siti archeologici e appartamenti privati - questi soprattutto a Roma - continuano ad essere saccheggiati sia perché fanno gola ai collezionisti, sia perché costituiscono una forma di riciclaggio per la criminalità organizzata. Mentre le pene restano «blande» - così le definiscono le forze dell'ordine - per chi ha rubato un'opera d'arte o un reperto archeologico. Almeno finché non sarà approvato il ddl che prevede di trasformare il furto d'arte in reato specifico. E se ormai si può definire il bene culturale come «bene di consumo di massa» - lo dimostrano le file davanti ai musei - scarseggiano finanziamenti e investimenti. Colpa di chi vede nei parchi archeologici un freno allo sviluppo urbanistico, ma anche delle divisioni ancora accese tra chi vuole solo lo Stato a gestire il settore e chi vorrebbe una maggiore presenza dei privati per innestare un circolo virtuoso tra .cultura e impresa. Sono alcuni dei temi emersi ieri nel convegno sulla Tutela del Patrimonio Culturale organizzato dall'Accademia internazionale Arco e dalla Guardia di Finanza in occasione della mostra «L'arte ritrovata», ospitata al Vittoriano fino al 20 maggio per esporre le opere recuperate dal Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico delle Fiamme Gialle. I finanzieri hanno parlato, a margine del convegno, dei canali principali del mercato clandestino, che può contare - soprattutto nel caso dei furti su commissione o dei «tombaroli» - su organizzazioni con divisione di compiti: chi segnala il sito, la chiesa o l'appartamento, chi compie il furto, chi ricetta il pezzo da galleristi, antiquari o intermediari compiacenti, chi si incarica di trasportarlo all'estero: destinazioni principali sono Svizzera, Usa e Giappone. Tra i problemi più seri, la catalogazione delle opere: il generale Ugo Zottin, alla guida del Comando Tutela patrimonio culturale dei Carabinieri, ha sottolineato che «la documentazione è fondamentale anche nel nostro lavoro di recupero: se viene rubato un quadro non catalogato, che magari finisce all'estero diventa difficilissimo rintracciarlo, anche nei mercatini o nelle gallerie. La catalogazione è spesso insufficiente anche nelle chiese». Da qui, l'invito a consultare il sito dei carabinieri dove è compilabile il modulo. Il presidente di sezione del Consiglio di Stato, Zottin, ha sottolineato i meriti della direttiva europea del 1993, ispirata dall'Italia: «Una nostra vittoria sulla ristrettezza della commerciabilità del bene culturale, che inglesi e olandesi volevano trattare come ogni altra merce».