QUESTA riflessione prende avvio da due importanti eventi svoltisi a Bari Ì1 23 marzo in piazza Prefettura e il 5 aprile al Castello Svevo per sviluppare il dibattito sulla drammatica situazione in cui versa l'intero sistema dei beni culturali della Puglia. Le forze scese in piazza (sindacati, soprintendenze, archivi, biblioteche) hanno sottolineato il grave disagio che oggi vive il nostro patrimonio nel settore delle risorse umane. E qui arrivano le dolenti note! Se da una parte i consistenti tagli operati dalla Finanziaria 2006 ai già magri bilanci delle locali Soprintendenze raggiungono, pensate un po', il 60 per cento, dall'altra la soppressione dell'indennità di trasferta annulla di fatto le difficili azioni di recupero e tuteladeibeni archeologici in tutto il territorio. Ancora più drammatica la condizione dei precari dei beni archeologici che guardano con autentico sconcerto il futuro della loro professione, non ancora regolamentata. Eregolamen-tatanon lo è né all'interno degli uffici ministeriali né all'esterno dove stenta ad emergere una decisa presa di coscienza professionale. Il blocco delle assunzioni e le continue riduzioni di risorse umane per i pensionamenti in atto sbarrando la strada a qualunque tentativo di avvicendamento, accelerano i processi di depotenziamento degli uffici periferici. Quel che ci sembra inquietante è che il mancato inserimento di nuove e giovani professionalità rischia di cristallizzarsi in vere e proprie gabbie di precarietà senza fine. L'unica forma di stabilità paradossalmente garantita dalle nuove riforme del mercato del lavoro. Come non riflettere infine sulla mancanza di una regolamentazione della professione dell' archeologo privo di tutele giuridiche e sindacali? Manca infatti un tariffario regionale al quale si aggiunge l'assenza di un contratto di settore che ne disciplini l'aspetto contributivo e assicurativo. E tutto questo in aperto contrasto con le consolidate esperienze lavorative maturate dopo lunghi percorsi accademici e complessa formazione sul campo. Considerato che il lavoro precario è parte integrante della filiera produttiva della funzione pubblica, i collaboratori "storici" della Soprintendenza ai beni archeologici rivolgendo un appello agli organi competenti, agli enti locali, alle forze sindacali, a giuristi ed esperti nel settore dei beni culturali, auspicano la costituzione di un urgente tavolo di discussione il cui obiettivo prioritario dovrà essere la formazione di un ordinamento professionale degli archeologi che oltre a certificare i diversi titoli scientifici, assicuri alta professionalità e aggiornamento curricolare per una professione praticamente invisibile o se preferite ancora sepolta. Mariella Cioce portavoce dei collaboratori esterni della Soprintendenza ai Beni archeogici, Bari
Noi archeologi precari senza domani
A Bari, due eventi hanno scatenato un dibattito sulla situazione difficile del sistema dei beni culturali della Puglia. Le forze scese in piazza hanno sottolineato il disagio del patrimonio culturale per i tagli alle risorse umane. La soppressione dell'indennità di trasferta ha annullato le azioni di recupero e tutela dei beni archeologici. I precari dei beni archeologici guardano con sconcerto al loro futuro. Il blocco delle assunzioni e le riduzioni di risorse umane accelerano il depotenziamento degli uffici periferici. La mancanza di una regolamentazione della professione dell'archeologo è evidente, con un tariffario regionale e un contratto di settore mancanti.
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