Chiusa al culto dal 1944per i danni dei nazistiSono da recuperareanche affreschi del '300 Dopo il restauro diventerà un contenitore di arte sacra FANO - Bella sorpresa nell'uovo di Pasqua per tutti i fanesi che tra breve assisteranno al recupero di uno dei principali monumenti cittadini. Il sindaco ha anticipato la notizia che il 28 aprile prossimo si formalizzerà la permuta tra palazzo San Michele e palazzo De Cuppis, ma intanto il presidente della Fondazione Carifano Fabio Tombari ha centrato l'obiettivo di acquistare la chiesa di San Domenico. E' stato, infatti, firmato l'atto di acquisto dell'immobile che era di proprietà dell'Istituto di sostentamento del clero. L'atto porta la firma dello stesso Tombari e del presidente dell'istituto Bruno Api e segue il placet espresso dal Vaticano, dopo una trattativa che si è protratta per lungo tempo. Il presidente della Fondazione Carifano raggiunge così uno dei principali obiettivi posti all'inizio del suo mandato, dopo che diversi anni prima il tentativo di acquistare la chiesa, non più officiata da tempo, era stato compiuto dalla banca Cassa di Risparmio di Fano. La chiesa come è noto sarà adibita a museo di arte sacra, per l'esposizione di tutte le pale d'altare che sono già in possesso della Fondazione, per quelle che sono di pertinenza della stessa chiesa di San Domenico, ora sparse in diverse chiese cittadine, e per quelle che eventualmente la Diocesi vorrà porre in deposito. L'acquisto è stato concordato per una cifra di 1.150.000 euro, di cui 300.000 sono state già versate a titolo di caparra; ma ora la Fondazione si appresta a mettere a disposizione un'altra ingente cifra, per riparare ai guasti che l'incuria, ma anche atti di vandalismo hanno provocato all'interno della chiesa, il cui ambiente dovrà essere trasformato in superficie espositiva, valorizzando al contempo le opere d'arte in esso contenute, come gli affreschi trecenteschi che sono sopravvissuti ai danni del tempo. La chiesa è stata gravemente danneggiata in tutta la zona absidale dal crollo del campanile, nell'agosto del 1944, da allora non è stata più riaperta al culto, anche se parziali opere di restauro hanno reso possibile l'utilizzo temporaneo della navata per mostre ed esposizioni varie. A suo tempo destò ammirazione quella su "Fano Romana" che iniziò l'opera di valorizzazione dei reperti archeologici che si trovano in città. La chiesa - come ha riportato il professor Franco Battistelli ex direttore della Biblioteca Federiciana - fu costruita con l'adiacente convento, ora trasformato in unità di carattere abitativo, con una parte destinata ad uffici, dai frati Domenicani, presenti a Fano già dal 1216, per concessione fatta dallo stesso San Domenico che passò per Fano ben due volte. La chiesa è anche un prezioso deposito di memorie cittadine: su una delle pareti al lato dell'altar maggiore, fu posta la tomba dei fratelli Ugolino e Pietro de' Pili, sormontata dalla lunetta, raffigurante la Madonna e santi, attribuita al maestro della Incoronazione di Urbino. Sul finire del XIII secolo vi trovò sepoltura anche Jacopo del Cassero, dopo il suo assassinio, avvenuto nel 1298, ricordato anche da Dante nel quinto canto del Purgatorio. Tra le opere sparse che debbono tornare in San Domenico, è una bella pala d'altare di Jacopo Palma il Giovane, che ritrae San Tommaso d'Aquino che adora il Crocifisso, oltre alla tela che ritrae la Madonna del Rosario con San Pio V Papa e San Domenico, del veronese Felice Torelli, e due complesse composizioni del pesarese Gianandrea Lazzarini che ritraggono la Madonna col Bambino e Santi Domenicani e San Vincenzo Ferreri che guarisce gli infermi. Se si considera la formalizzazione del contratto di sponsorizzazione tra la Fondazione Montanari e il Comune per la ristrutturazione del Luigi Rossi, il prossimo intervento sul restauro del San Michele, l'ampliamento del museo a palazzo De' Cuppis e la trasformazione in pinacoteca della chiesa di San Domenico, si può dire che Fano vive una nuova primavera in fatto di valorizzazione di beni culturali.