Nei giorni scorsi si è svolto nella basilica di San Zeno il sopralluogo degli esperti dell'Opificio delle Pietre dure alla Pala Il dipinto è in buone condizioni, mentre la cornice presenta dei punti deboli Il consulto dice che il Polittico ha bisogno di urgenti restauri Il paziente, per l'età che ha, sta tutto sommato bene, ma proprio per i suoi cinque secoli e mezzo necessita di una terapia appropriata e di lunga durata. Sarebbe questa la diagnosi dei tre super esperti dell'Opificio delle Pietre dure, che mercoledì mattina hanno effettuato una accurata visita al Polittico di Andrea Mantegna sull'altare maggiore della basilica di San Zeno. Una diagnosi che non scioglie la riserva circa il suo spostamento alla Gran Guardia in occasione della grande mostra nazionale, che oltre che a Verona si terrà a Mantova e a Padova dal 16 settembre prossimo al 14 gennaio 2007, in occasione del quinto centenario della morte dell'artista nato in provincia di Padova nel 1431 e morto nel 1506 a Mantova, alla corte dei Gonzaga, dove si era trasferito nel 1460, l'anno stesso della collocazione a Verona della grande Pala che è uno dei suoi capolavori. Uno spostamento molto gradito - ma solo nell'eventualità che ciò non mettesse a rischio l'integrità del capolavoro mantegnesco - all'assessorato alla Cultura del Comune di Verona e anche al comitato organizzatore della mostra, ma che ha incontrato l'aperta condanna del grande storico dell'arte Lionello Puppi, secondo il quale l'opera va vista nel contesto per il quale era stata pensata, tantopiù che Mantegna aveva fatto apportare delle modifiche alla struttura stessa della basilica, imponendo di aprire una finestra laterale di modo che la luce naturale si «sposasse» con quella adottata internamente al quadro. Da quanto si è potuto apprendere in maniera riservata, i tecnici dell'Opificio delle Pietre dure, il massimo ente italiano per il restauro delle tavole lignee, chiamati a consulto, hanno trovato in buone condizioni generali lo strato pittorico, senza i temuti sollevamenti della parte dipinta. Meno buono lo stato della parte lignea, in cui sarebbe proprio un restauro, quello effettuato da Mauro Pelliccioli negli anni Trenta, a creare problemi di tensione eccessiva sulle tavole. Maggiore usura, invece, presenta la cornice, ideata dallo stesso Mantegna, che in alcuni punti sarebbe intaccata anche dal tarlo. La sentenza definitiva dell'Opificio delle Pietre dure arriverà alla Soprintendenza per i Patrimonio storico artistico, che è nelle mani di Mauro Cova, nei prossimi giorni. Dopo di che sarà detto un sì o un no definitivo alla traslazione in Gran Guardia per l'intera durata della mostra mantegnesca. Tra le difficoltà c'è anche da aggiungere uno scarso entusiasmo dell'abate don Rino Breoni a vedersi la basilica, magari in pieno periodo natalizio, invasa da frotte di turisti e visitatori nel caso la decisione dovesse essere di mantenere la Pala dov'è. Quel che è certo è che la Pala del Mantegna che raffigura la Madonna con tutti santi protettori della città, più San Benedetto e San Gregorio (quest'ultimo in onore dell'abate protonotario Gregorio Correr che aveva commissionato l'opera a Mantegna) necessita in ogni caso di urgenti e lunghi interventi di manutenzione e consolidamento. E bisognerebbe che come fece nel 1931 Gabriele D'Annunzio, ci fosse qualche mecenate che intervenisse a sostenere economicamente il costo dell'intervento di salvaguardia, per consegnare al futuro il quadro simbolo della città, uno dei capolavori per cui Verona è conosciuta in tutto il mondo.