Recupero Baradello: «parere mai richiesto» La soprintendenza archeologica nega di aver mai dato l'ok. Il progettista: non serve, abbiamo tutte le autorizzazioni Ancora disguidi ed incomprensioni intorno al progetto di ristrutturazione della torre del Baradello. Poco meno di due settimane dopo le critiche giunte dalla cittadina comasca alessandra bonfanti, la soprintendenza per i beni archeologici della lombardia, riferendosi all'articolo de «la provincia» di martedì 28 marzo scorso tiene a precisare che i loro ispettori non hanno «mai dato parere favorevole al progetto di "ristrutturazione" della torre del baradello». la frase si rifarebbero alle parole pronunciate dall'architetto michele pierpaoli, responsabile del progetto: «in ogni caso abbiamo l'ok della soprintendenza ai monumenti, dell'ente parco spina verde e del comune di como». parole che risulterebbero incomprensibilmente menzoniere, se non fosse che il progetto l'ok della sovrintendenza l'ha avuto eccome, ma non da quella per i beni archeologici. le due firme al via libera infatti, sono di esperti che si rifanno alla soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio per le province di milano, bergamo, como, pavia, sondrio, varese, lecco e lodi. un'incomprensione dunque, un termine non abbastanza «attuale» che ha chiamato in causa più d'una delle ormai innumerevoli soprintendenze ai beni culturali. «in ogni caso io non ho mai parlato specificatamente della soprintendenza ai beni architettonici. quando ho parlato di archeologi mi riferivo sempre alla soprintendenza ai monumenti» precisa il presidente del rotary baradello fulvio capsoni. ma che differenza c'è allora tra i due enti? e da quale delle due soprintendenze un progetto come quello previsto per il baradello ha bisogno di ricevere il via libera? «potrebbe avere bisogno di entrambi gli ok - spiega giancarlo frigerio, presidente della società archeologica comense - tutto dipende da cosa i lavori andranno a toccare. la torre presenta una parte monumentale, che si sviluppa sopra il livello del suolo, che si rifà alla sporintendenza per i beni architettonici. se invece l'idea è di andare a toccare anche le fondamenta della torre, che si trovano nel sottosuolo, allora i progettisti avranno bisogno del parere positivo anche di quella per i beni archeologici». finche l'oggetto di interesse storico risulta essere al massimo a livello del terreno, la soprintendenza che deve essere chiamata in causa è quella archeologica, altrimenti la competenza passa a quella architettonica. «a mio parere un progetto del genere avrà bisogno del bene placito di entrambi gli enti» conclude frigerio. pare invece che durante i lavori non verrà effettuato alcuno scavo tale da andare a toccare le fondamenta della torre. «noi prevediamo di agire esclusivamente sulla parte monumentale, quindi abbiamo chiesto l'ok della sola soprintendenza ai beni architettonici, che, come già detto, ce l'ha concesso. se poi ci sarà l'imprevisto bisogno di andare a lavorare anche nel sottosuolo, allora provvederemo a chiedere la perizia anche della soprintendenza ai beni archeologici» conferma l'architetto pierpaoli.