Tra gli edifici catalogati dagli esperti della Soprintendenza di Palermo nell'ambito del progetto «Carta del rischio» c'è palazzo Natoli, che si erge nella salita San Salvatore, nel cuore del vecchio Cassaro. E' una dimora vincolata in base alla legge n..3641909, oggi restaurata e frazionata in appartamenti. Andiamo a conoscerla. Venne fatta edificare nel 1765 dal marchese Vincenzo Natoli, giudice della Gran Corte criminale, che ricevette il titolo nobiliare da Carlo III di Borbone nel 1756. Nella seconda metà del Settecento, Palermo, che per il susseguirsi delle ultime vicende storiche aveva dismesso velleità di protagonismo, ritornava tuttavia a dare segni di espressiva vitalità. A quel tempo le famiglie nobili se ne facevano promotrici e la vita sociale si esprimeva attraverso sontuose feste e sfarzi di domestici imbellettati con ridicole parrucche. La città contava circa duecentomila abitanti e circolavano poco più di ottocento carrozze. Il palazzo si presenta con un grande portone adornato ai lati da colonne in marmo Billiemi e paraste tufacee, sormontato da un fregio con l'iscrizione «Marc. Vinc. Natoli R.C. P. Perfecit». In corrispondenza del balcone principale della salita San Salvatore campeggia lo stemma dei Natoli: una torre merlata, da cui fuoriesce un vessillo e alla quale si appoggia un leone rampante. A ridosso del mascherone con la fronte bendata si trova la data (MDCCLXV). Il Villabianca nel suo famoso Diario ricorda un grande atrio in cui stava «una statua di Venere nuda», ma della scultura oggi non c'è traccia. Subito dopo il terremoto del 1968 il palazzo fu visitato da ladri che asportarono diverse sculture e pezzi di pavimento maiolicato. Attraverso uno scenografico scalone a doppia rampa si accede agli ambienti del piano nobile, caratterizzati da saloni affrescati da Gioacchino Martorana. In questa dimora ha lavorato anche Antonio Manno, ma delle sue testimonianze non c'è più nessuna traccia. In una pittura ovale viene raffigurata la Madonna con il Bambino che glorifica San Vincenzo Ferreri tra un nugolo di angeli che compaiono in mezzo a squarci di nuvole. Secondo alcuni esperti questo affresco non è da attribuire al Martorana ma a qualche giovane che seguì le esperienze palermitane del Borremans. E', invece, del Martorana l'Assunta che ricopre il soffitto di un ampio salone. Spiega la professoressa Maria Concetta Di Natale: «L'Assunta non ha le mani giunte in preghiera, ma le braccia aperte e lo sguardo assorto, volto in su, come divenne in uso dopo la Controriforma. E' portata tra nubi verso il cielo da angeli e arcangeli, secondo la tradizione dei Vangeli apocrifi». Il De Spuches afferma che l'affresco debba essere collegato alla morte della moglie del Natoli. Maria Sieripepoli, infatti, venne a mancare nel corso della edificazione della dimora. Così, il marchese diede disposizione al pittore di ricordare simbolicamente l'ascesa al cielo dell'amata consorte con l'Assunzione di Maria. Vincenzo Prestigiacomo
Una perla nel cuore del Cassaro - Palazzo Natoli è inserito nella Carta del rischio. Tra i suoi gioielli un affresco del Martorana
Palazzo Natoli è un edificio storico di Palermo, costruito nel 1765 dal marchese Vincenzo Natoli. È un'opera architettonica importante, con un grande portone adornato da colonne e paraste tufacee. Il palazzo è stato restaurato e oggi è frazionato in appartamenti. All'interno, si trovano saloni affrescati da Gioacchino Martorana, tra cui un'Assunta che copre il soffitto di un salone. L'affresco è stato attribuito al Martorana, ma alcuni esperti lo considerano un lavoro di un giovane seguace del pittore. Il palazzo ha subito danni nel corso degli anni, tra cui la perdita di sculture e pezzi di pavimento maiolicato durante il terremoto del 1968.
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