la Repubblica IL MONDO della cultura si mobilita per la sopravvivenza degli istituti archivistici. Con un appello, spedito ieri e che fa seguito ad un affollato incontro di lunedì scorso coordinato dal presidente dell'Accademia dei Georgofili Franco Scaramuzzi, su «Archivi pubblici e privati: quale futuro?» tenutosi nell'aula magna dell'Ateneo fiorentino. Decine di docenti universitari, tra cui quelli di alcuni atenei stranieri, chiedono al ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani «un tempestivo ripensamento sui drastici e incomprensibili tagli che hanno creato un'assurda e pericolosa paralisi in istituti, così importanti per la ricerca, la tutela e la valorizzazione della nostra memoria e cultura». Un appello che si aggiunge alla miriade di lettere già inviate da normali utenti dei dieci archivi di Stato provinciali e della soprintendenza archivistica fiorentina. Un'accorata protesta che riunisce studiosi di storia, ingegneria, architettura, scienze politiche e direttori di dipartimento, scandalizzati dalla politica dei tagli non solo alla ricerca, ma ora alle spese di funzionamento degli archivi. Un giro di vite del 60 sui fondi, che ha visto vari istituti eliminare utenze fondamentali, come il telefono, il fax, internet e disdire persino l'appalto per le pulizie. E1 il caso della soprintendenza archivistica regionale di Firenze e dell'Archivio di Stato di Arezzo. Pisa e Siena. Un lento addio a ricerche, consultazione di manoscritti e raccolte, oltre che alla tutela e salvaguardia della nostra memoria. «Ci mobilitiamo contro l'idea stupida e terribile che gli archivi siano inutili, poiché oggi è tutto fondato sull'autonomia e l'autocentramento del presente» osserva Aldo Schiavone, docente alla facoltà di giurisprudenza. Gli fa eco Anthony Molho, preside del Dipartimento di storia dell'università europea: «Sembra uno scherzo, non è possibile che un'istituzione in cui è radicata la memoria della cultura possa chiudere l'accesso invece di allargarlo, sono venuto qui nel '62 per consultare le carte dell'Archivio di Stato, conosco bene la lunga tradizione degli studiosi e degli storici, non può essere che uno scherzo». La germanista Maria Caciagli, sottolinea poi come «questo immenso cantiere di memoria e saperi, istituzione umanistica per eccellenza, non possa essere sostituito in alcun modo dalla telematica». Si susseguono le testimonianze del medievista Giuliano Pinto, del docente di scienze politiche e proprietario di un archivio familiare, Girolamo Guicciardini Strozzi, del geografo Leonardo Rombai, della storica Carla Romby, Paola Barocchi della Scuola Normale di Pisa, Stefano Moscadelli di Siena. Il taglio del sessanta percento dei fondi sta riducendo in stato comatoso gli istituti