ROMA - Niente trucchi contabili, né window dressing, nessuna operazione straordinaria di puro contenuto finanziario: il debito pubblico dovrà riprendere il suo cammino virtuoso di discesa rispetto al Pil idealmente e innanzitutto con interventi strutturali, a colpi di avanzo primario, per evitare il declassamento del rating di StandardPoor's e Fitch e tranquillizzare i mercati finanziari. Eppure le privatizzazioni e la vendita di partecipazioni azionarie possedute dal Tesoro, l'alienazione di proprietà immobiliari dell'amministrazione centrale e locale, le cartolarizzazioni dei crediti non potranno essere messe al bando in futuro. Sono e restano strumenti bipartisan in aiuto a qualsiasi Governo alle prese con il deterioramento dei conti pubblici in un contesto di economia stagnante. Quel che peserà sulle scelte del nuovo Governo, in maniera determinante, sarà lo stato della finanza pubblica. Nella peggiore delle ipotesi, un debitoPil proiettato verso il 110 e un deficitPil con un tendenziale verso quota 5 quest'anno renderanno estremamente difficile una correzione di rotta repentina con sole misure strutturali. Il futuro di Eni, Enel, Poste, Rai e Cassa depositi e prestiti è tutto da scriversi. Le cartolarizzazioni dei crediti Inps sono state inventate dal ministro dell'Economia Vincenzo Visco e portate avanti da Giulio Tremonti. E la dismissione degli immobili pubblici, evitando svendite e clientelismi, potrà servire allo Stato-proprietario a risparmiare sull'alto costo delle manutenzioni. Un Governo di centro-sinistra potrebbe essere costretto a ricorrere alle una tantum come operazioni complementari all'aumento dell'avanzo primario: la finanza "creativa" resta sotto accusa quando sostituisce le riforme strutturali. Le operazioni straordinarie però possono accrescere l'efficienza della macchina pubblica, accelerano dismissioni già in cantiere, riducono sprechi e spesa pubblica, spianano il percorso delle liberalizzazioni. Un Governo di centrodestra ha già detto chiaramente in campagna elettorale che farà di tutto per abbattere in maniera massiccia il debito pubblico per risparmiare sulla spesa per interessi: il patrimonio pubblico disponibile ammonterebbe a 700 miliardi di euro. ISABELLA BUFACCHI