Affrontati i problemi di "condominio" e quelli con i commercianti, il restauro è ora in dirittura finale Ritrovata la doratura della Madonna sotto strati di smog e guano, consolidati mosaici e marmi, riattaccata la coda del leone Tra colpi potenti e rintocchi più delicati, saranno centrotrentadue, ogni mezzodì ed ogni mezzanotte: dal 26 maggio, dopo un lunghissimo silenzio, i due Mori (con altri due martelletti «nascosti») torneranno a far risuonare ad ogni ora la campana della Torre dell'Orologio, mossi - oggi, come 500 anni fa - dal perno che li trafigge e che, attraversati due piani, li collega meccanicamente agli ingranaggi cinque-settecenteschi che l'orologiaio Alberto Gorla sta in questi giorni riportando a nuova vita. Una sola concessione alla modernità, in quel motore (con gruppo di continuità anti-black out) che ogni 4 ore riporterà automaticamente in alto i grossi pesi che fanno muovere il preciso meccanismo e che un tempo venivano issati a braccia dal custode della Torre, definitivamente in pensione dopo che qui hanno lavorato ed abitato trentatrè generazioni di orologiai. Tra poco più di un mese, il cerchio delle ore tornerà così a scorrere ai piedi della statua della Madonna (oggi ancora avvolta in un protettivo mantello di cellophane), alla quale le mani sapienti dei restauratori hanno restituito l'originaria doratura coperta da un secolo di guano e smog, sotto il cielo stellato del mosaico la-pislazzuli ed oro, consolidato tessera per tessera. Tracce di missione dorata si trovano anche sulle zampe leone alato, un tempo completamente splendente, al quale i restauratori devono ora riattaccare la coda, «cotta» dalle infiltrazioni e gli sbalzi della temperatura e spaccata in tre parti. In occasione della festa della Sensa - come da tradizione - anche le statue dei Magi torneranno a sfilare, per poi dare appuntamento ai veneziani all'Epifania. A cent'anni esatti dall'ultimo restauro, c'è gran fermento al cantiere dell'impresa Bran-dolini Dottor in piazza San Marco, dove dopo un anno e mezzo di lavori costati 1,8 milioni di euro, definitivamente mandate in magazzino le foto delle torri foreste fortissimamente volute da Oliviero Toscani per nascondere il cantiere, non è però ancora giunto il momento di tirare il sospiro di sollievo finale. «E' stato un intervento articolato», spiega l'architetto Roberto Benvenuti, dell'assessorato ai Lavori pubblici, «abbiamo cominciato a lavorarci all'inizio del 2000, quando si sono trovati e fondi e dopo che la Piaget aveva già sponsorizzato il restauro dell'orologio. Il primo problema è stato di raccordarci con i condomini vicini: ci sono voluti quasi 4 anni, abbiamo dovuto ricorrere al Tribunale per la nomina di un amministratore di condominio, perché non c'era. Poi c'è stato l'allestimento del cantiere, ricorrendo all'escamotage non semplice del cantiere pensile - il più grande mai realizzato in città - per andare incontro alle esigenze dei commercianti della zona, ma l'impegno economico per l'amministrazione è stato maggiore. Eppoi erano i giorni della prima mondiale di Shark Tale e delle riprese del film Casanova». «Poi», prosegue il professionista, «si è iniziato con gli interventi statici. Temevamo che le fondamenta fossero danneggiate, invece, a sorpresa abbiamo scoperto che la torre poggia su uno "zoccolo" uniforme di pietra d'Istria alto 70 centimetri, apparso uniforme ai carotaggi, così non è stato necessario intervenire. Abbiamo invece rafforzato con barre d'acciaio i pilastri di appoggio, e perché la Torre di era "torta", appesantita dal tetto in piombo fissato nell'Ottocento». Operai e restauratori sono ancora al lavoro, proprio ai piedi dei Mori, per fissare colonnine e balaustre, ribattendo piano il piombo nelle giunture. Poi il marmo sarà coperto di rame. «Le statue erano in buono stato, come pure i perni e i sostegni della campana- abbiamo fatto prove di trazione fino a 1700 chili - così siamo solo intervenuti con un trattamento di protezione», spiega Massimo Brusegan, assistente della direzione lavori, «forse questa fase della copertura del tetto è la più articolata e complessa del restauro, anche se pure abbiamo proceduto a staccare e rifissare tutte le lastre della torre, che manifestavano distacchi». Ogni singola lastra di marmo di Verona è agganciata alla struttura con "graffette" di rame, che i restauratori stanno ancora posizionando.
Venezia. Con la Sensa i Mori tornano a scandire il tempo della città
Il restauro della Torre dell'Orologio di Venezia è in corso. Il progetto, che richiede 1,8 milioni di euro, è stato iniziato nel 2000 e ha richiesto 4 anni per risolvere il problema dei condomini vicini. Il cantiere è stato allestito con l'escamotage di un cantiere pensile, per rispettare le esigenze dei commercianti della zona. I restauratori hanno rafforzato con barre d'acciaio i pilastri di appoggio e hanno scoperto che la torre poggia su uno "zoccolo" uniforme di pietra d'Istria. Il marmo sarà coperto di rame e le statue saranno ripristinate.
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