Washington I festeggiamenti per i settant'an-ni della National Gallery of Art diWashington, checonunacol-lezione di oltre centomila opere è oggi tra i musei più importanti al mondo, cominciano con l'Italia, con una straordinaria veduta sull'arte a Venezia nei primi trent'an-ni del Cinquecento presentata con la mostra "Bellini, Giorgione, Tiziano e il Rinascimento della pittura veneziana". È una spettacolare esposizione di capolavori per far brillare ancor di più questa istituzione che cominciò a prendere forma nel Natale del 1936, quando il miliardario Andrew W. Mellon scrisse una lettera al presidente Roosevelt offrendogli di donare alla nazione la propria raccolta. Il 24 marzo 1937 il Congresso americano approvò la donazione, consistente in oltre ventidue mila pezzi, che mirava a stimolarne altre da parte di collezionisti, fondazioni e cittadini. Ed è quello che è accaduto, tanto che nel 1978 è stata inaugurata la nuova Ala Est progettata dall'architetto Ming Pei che ha permesso di aumentare il numero delle opere esposte, nonché di ampliare le funzioni educative e di ricerca. Nelle sale della National Gallery, che ha un bilancio che supera i cento milioni di dollari in maggior parte finanziati dal Congresso (ma le acquisizioni e le mostre arrivano attraverso mecenati e sponsor), s'incontrano capolavori di arte antica, moderna e contemporanea: Van Gogh, Braque, Cézanne, Degas, Picasso, Modigliani, Pollock ma partendo dal Verrocchio, Leonardo, Raffaello, Rubens, Vermeer. È in questo contesto che si inserisce, dall'11 giugno al 17 settembre, la mostra, gratuita come il museo, sulla Venezia del Cinquecento, realizzata grazie alla sponsorizzazione di un'azienda italiana - la Bracco, a livello internazionale la più importante nel settore della diagnostica per immagini - organizzata dalla National e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna (dove sarà da ottobre), curata da David Alan Brown e Sylvia Ferino-Pagden. E un viaggio tra i pittori della laguna con una cinquantina di dipinti sublimi tra paesaggi pastorali, nudi, ritratti maschili che comprende la Vergine del Bellini, il Concerto campestre di Tiziano, Adorazione dei pastori e Laura di Giorgione. Grandi capolavori all'interno di un museo di capolavori. Dice David Brown, curatore dei dipinti italiani della National, che «oggi c'è un solo motivo valido per organizzare una mostra: portare un contributo alla comprensione delle opere, confrontarle offrendo la possibilità di vedere e capire nuovi significati». II pubblico vuole questo? «Il pubblico si attende questo dal museo. Ormai un direttore non può non organizzare delle mostre. La scelta non è fra un sì o un no. Quello che conta è cosa. Bisogna presentare mostre significative, intelligenti, preparate con cura. Certo, oggi ci sono troppe mostre. Bisogna trovare un modo per far emergere esposizioni ben pensate, ben organizzate come quella di Roma su Antonello da Messina. Soffrono quando sono strette in mezzo a una folla di mostre di ogni tipo. E rischi amo di avere, nel futuro, un pubblico poco sensibile. È importante permettere la distinzione». Ma davvero le mostre sono l'unico mezzo per attirare un nuovo pubblico? «Con le mostre i musei hanno trovato la lampada di Aladino per aumentarlo. Ma al contempo abbiamo creato un fenomeno che rischia di mangiare le nostre istituzioni. Ed è difficile capire quale può essere il nuovo indirizzo. C'è chi pensa a mostre virtuali. Non credo però che possano sostituire il fascino dell'originale, di un'opera che ha 500 anni di vita». Le tecnologie però hanno cambiato delle cose... «È vero, ci sono sviluppi degli studi anche se molte istituzioni sono sempre legate ai libri. Soprattutto sono arrivati nuovi mezzi per trasportare le opere in modo più sicuro, i clima box. Questo è incoraggiante». Perché la National ha deciso di organizzare una mostra proprio sulla pittura veneziana? Non è una novità. «Non è la prima mostra dedicata alla pittura veneziana, è vero. Ma questa è diversa. Ci occupiamo solo dei primi tre decenni del Cinquecento, il periodo più eccitante da un punto di vista intellettuale ed estetico. Non presentiamo trecento opere ma una cinquantina. Di solito in queste esposizioni foca-lizzate su un preciso periodo ci sono pochi capolavori e molto contesto. Dopo cinque anni di preparazione presenteremo soltanto dei capolavori».