Lo storico palazzo veneziano inaugura il nuovo corso, dopo la ristrutturazione firmata dal giapponese Tadao Andò, il 30 aprile con la mostra "Where Are We Going". Tutte le opere della rassegna sono di proprietà di Francois Pinault, imprenditore e appassionato collezionista Milano "Ha spalancato le finestre e ha fatto entrare la luce". Con questa similitudine così solare, Gian Domenico Romanelli (direttore generale delle attività e produzioni culturali del comune di Venezia e responsabile dei musei civici della città) riassume l'intervento di ristrutturazione di Palazzo Grassi firmato da Tadao Andò, che riaprirai battenti il 30 aprile con la mostra "Where Are We Going?". A affidare il lavoro all'architetto giapponese, è stato lo stesso Francois Pinault, socio di maggioranza della società che controlla lo storico palazzo affacciato sul Canai Grande, ma soprattutto appassionato di arte contemporanea. Non a caso le opere che compongono la mostra veneziana del "debutto" sono di proprietà dello stesso imprenditore francese che da oltre trent'anni, in parallelo con la creazione di un vero e proprio impero economico (spazia dalla grande distribuzione all'editoria e controlla anche il 60 per cento del gruppo Gucci), ha messo insieme una delle collezioni d'arte più importanti del mondo. «Il progetto di Tadao Andò spiegano gli esperti si sviluppa con una scrittura sobria e secondo un concatenamento di interventi essenziali e indipendenti rispetto alla struttura originaria dell'edificio. Andò ha instaurato un vero e proprio dialogo con Palazzo Grassi, con la storia e le tracce stratificate del suo significativo passato, dotandolo di un linguaggio moderno, capace di interpretare anche le più complesse esigenze espositive dell'arte contemporanea». La disposizione degli spazi e dei volumi interni, sono stati riformulati attraverso pareti autoportanti. «Una soluzione sottolineano gli addetti ai lavori chega rantisce un rispetto severo del principio d reversibilità, sempre auspicabile in un monumento protetto dalla tutela storico artistica». I nuovi ambienti, aperti e comunicanti riscoprono e valorizzano alcune irregolarità della originaria geometria del palazzo. Il colore bianco impiegato per la laccatu ra delle pareti e quello grigio scelto per h speciale tappeto di rivestimento dei pavi menti, preservano la piena espressione de gli elementi decorativi d'epoca e creano una atmosfera serena e distesa. Riportando alla centralità visiva, le opere d'arte. Trasparenza, limpidità e luminosità, dunque, per fare da sfondo e insieme esaltare le opere della mostra "Where Are We Going?". Un titolo che, come spiega Gian Domenico Romanelli, «ha una duplice prospettiva: da un lato traccia un ritratto del collezionista Pinault, mostrando come la sua collezione si articoli in relazione alla storia dell'arte moderna e contemporanea. Dall'altro, è una chiave di lettura per scrutare nell'orizzonte futuro della cultura» . Francois Pinault colleziona arte da più di un trentennio. «Quello che era nato come diletto si è trasformato per lui in passione autentica: con il tempo ha costruite in base a gusti, interessi e convinzioni personali, una collezione di oltre duemila opere d'arte moderna e contemporanea. Se da un lato la sua collezione potrebbe apparire quasi un'istituzione museale, dall'altra è libera dai vincoli alla cui osservanza sarebbe in tal caso assoggettata. E la sua peculiare unicità risiede anche in questo», racconta la direttrice della mostra, Alison M. Gingeras (curatrice aggiunta del Gug-genheim Museum di New York). 11 primo dipinto acquistato da Frangois Pinault è stato un quadro di Paul Sérusier (1864-1927), scuola di Pont-Aven. L'intima frequentazione di un'opera ha affinato il suo sguardo sull'arte. La costruzione della sua collezione è la storia del succedersi di aperture, dal momento che è stata la frequentazione ravvicinata del le opere a guidarlo manmano verso una comprensione allargata della loro portata. Al principio ci sono stati i maestri storici del ventesimo secolo, con l'acquisto emblematico di una tela di Piet Mondrian il "Tableau losangique II", datato 1925. Ed eccolo prigioniero dell'avventura dell'arte moderna, ed in seguito affascinato dai pittori americani del dopoguerra e dagli scambi tra Europa e America. Poi è stata la volta delle opere di Willem de Kooning, di Mark Rothko. In particolare, il collezionista francese ammira i minimalisti americani, dei quali riunisce un insieme di pezzi significativi: Robert Ryman, Donald Judd, per esempio, o Richard Serra, al quale si lega. Con l'Arte Povera ritrova il piacere dell'estrema semplicità e dell'essenzialità. Tuttavia questo non gli impedisce di spingere la scoperta verso i tenitori della Pop Art e della sua iconografia ribelle. Con Rauschenberg o Andy Warhol la strada si apre in direzione delle attuali diramazioni post-pop o neo-pop, con Takashi Muratami, Paul McCarthy, Damien Hirst, Jeff Koons. Sono davvero molteplici gli ambiti di interesse di Francois Pinault. Essi sono stati in grado di avvicinarlo al nuovo realismo, per esempio con Martial Raysse, o anche verso le forme contemporanee dell'espressionismo. E' il caso di Paul Rebeyrolle. che rivela la sua sensibilità per il significato tragico dell'esistenza. Ma, unito ds legami molto profondi agli artisti, che frequenta regolarmente, Francois Pinault indaga anche le nuove espressioni dell'arte legate al video e alla fotografia e le tendenze emergenti. Oggi, dunque, Pinaul con la mostra veneziana vuole donare le possibilità di condividere l'arte. La mostra deriva il suo titolo da un celebre quadro dipinto da Paul Gauguin agli albori della modernità: "Qui sommes-nous': D'où venons nous? Où allons-nous? ". Titolo ripreso poi in chiave ironica "Whert are we going? Wheredo wecomefrom? h there a reason ? " da Damien Hirst per un'emblematica scultura nel 2000 e che sarà eposta a Venezia.
Palazzo Grassi, la luce torna a illuminare l'arte
Il palazzo veneziano Palazzo Grassi riapre il 30 aprile con la mostra "Where Are We Going?" dopo una ristrutturazione firmata dall'architetto giapponese Tadao Andò. La mostra è curata da Francois Pinault, imprenditore e collezionista di arte contemporanea, che ha donato le opere alla mostra. La ristrutturazione di Andò ha mantenuto la struttura originaria del palazzo, ma ha aperto le finestre e fatto entrare la luce, creando un ambiente sereno e disteso. La mostra presenta opere di oltre duemila opere d'arte moderna e contemporanea, tra cui quadri di Paul Sérusier, Piet Mondrian, Willem de Kooning e Mark Rothko.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo