ROMA Palazzi, miniere, reti ferroviarie, ma anche società, oggetti d'arte, armamenti, libri, mobili, software. Il patrimonio dello Stato, periodicamente invocato come soluzione per i problemi della finanza pubblica, viene censito ogni anno dalla Ragioneria generale dello Stato. Con un obiettivo anche pedagogico, come si legge nell'introduzione del testo: farne conoscere l'evoluzione al cittadino, «superando il disagio derivante dall'aridità». Con queste premesse il documento (uscito nei giorni scorsi ma aggiornato all'anno 2004) passa in rassegna attività e passività del bilancio dello Stato. Nel periodo che va dal 2000 al 2004 queste ultime sono cresciute più rapidamente: il tasso di incremento nel quinquennio è del 13,16 per cento, contro una crescita dell'attivo dell'8,81. In cifra assoluta il patrimonio passa dai 488,9 miliardi del 2000 ai quasi 532 del 2004. Questa cifra però ha un valore molto indicativo, perché molti beni non sono valutati a prezzi di mercato. Inoltre non sono compresi nel conteggio i beni demaniali come spiagge, oggetto di una valutazione apposita. Usando dunque queste cautele nel valutare i numeri, si può dare un'occhiata alle varie voci del conto elaborato dalla Ragioneria. Le abitazioni valgono 3,5 miliardi di euro, un valore sostanzialmente stabile rispetto al 2001. In crescita invece i fabbricati non residenziali, ed in particolare uffici e caserme che hanno fatto segnare un incremento superiore al 40 per cento. Le strade ferrate valgono poco meno di 3 miliardi, leggermente superiore è la stima relativa a mobili e arredi. Il complesso dei mezzi di trasporto viene cifrato 2,7 miliardi, in crescita rispetto agli anni passati. Ma una delle voci più importanti del patrimonio pubblico è senz'altro quella relativa ad "armi ed armamenti militari". Nel 2004 valevano 42,8 miliardi, con un aumento superiore al 12 per cento rispetto ai 38,8 del 2001. Per "equipaggiamenti e vestiari" la valutazione è di 280 milioni di euro. Il software figura nel patrimonio per appena 845.000 euro, mentre gli strumenti musicali valgono 3,8 milioni. Un capitolo rilevante tra i beni dello Stato italiano è quello degli oggetti d'arte, scritti nel bilancio per 13 miliardi di euro. Ed è particolarmente interessante guardare la composizione di questa fetta di patrimonio pubblico. La parte del leone la fanno i beni librari, quindi le biblioteche (11,5 miliardi). Poco più di 900 milioni la valutazione dei beni artistici in senso stretto, 589 milioni quelli archeologici. Il valore complessivo dei terreni è quasi raddoppiato dal 2001, superando quota 3 miliardi. I giacimenti nel loro complesso, invece, valgono "solo" 51,6 milioni. Naturalmente è anche possibile cercare di capire quali sono i "pezzi" di amministrazione pubblica che concentrano in sé più risorse. Così tra i beni mobili il ministero della Difesa fa la parte del leone, grazie alle armi, con quasi 44 miliardi. Seguono a distanza gli Interni, la Giustizia e l'Economia. Tra gli immobili invece una classifica regionale vede indiscutibilmente al primo posto il Lazio: la presenza della capitale porta questa Regione a totalizzare 11,3 miliardi. Molto staccate seguono Campania, Lombardia e Sicilia, con patrimoni immobiliari intorno ai 2 miliardi ciascuna. Un discorso a parte va fatto per il cospicuo portafogli di partecipazioni dello Stato in società finanziarie ed aziende. Il censimento contenuto nel rapporto arriva solo alla fine del 2003 e rileva la presenza pubblica in 41 società, con una quota che oscilla dall'1 al 100 per cento. Per le aziende però il criterio di valutazione (in base ad una legge del 2002) prevede che si conteggi solo il valore nominale dell'azione. Così ad esempio il 20 per cento dell'Eni direttamente in mano allo Stato vale 813 milioni di euro, mentre il valore di Borsa è circa 24 volte maggiore.