Era già tutto scritto, oserei dire premeditato. Quando siamo arrivati a Parigi per prendere i primi accordi per la mostra del Grand Palais, qualcuno ci ha avvertito: vedrete che la stroncheranno. Il motivo? L'arte italiana del periodo fascista per i francesi non esiste». Parola di Gabriella Belli, direttrice del Mart di Rovereto nonché curatrice di quella esposizione Italia Nova, nata dalla collaborazione tra lo stesso Mart e la Reunion des musées nationaux (Rmn), che ha talmente scandalizzato Philippe Dagen, critico d'arte ufficiale di Le Monde, da spingerlo a giocare sadicamente con il sottotitolo della mostra, trasformandolo da «un'avventura dell'arte italiana» nel ben più caustico «una disavventura dell'arte italiana». Prosegue Belli: «In qualche modo è come se fossimo tornati ai tempi in cui i surrealisti accusavano ingiustamente de Chirico di aver tradito lo spirito della metafisica solo perché nei suoi quadri trionfavano i simboli della romanità». Tutte accuse false allora quelle di Dagen? «Direi proprio di sì: le opere esposte sono tutte di grandissimo livello; la mostra non è una replica di quella di San Pietroburgo; non abbiamo trascurato il de Chirico più conosciuto, ma piuttosto abbiamo scelto di puntare sulla sua produzione degli anni Venti». E soprattutto: «Non abbiamo voluto nascondere un bel niente: del fascismo e dei suoi legami con l'arte si parla più volte nel catalogo (comunque non ancora tradotto in italiano, ndr) anche se abbiamo valorizzato due aspetti meno noti, la misura classica e le ricerche futuriste». Va giù duro la curatrice: «Sto scrivendo una lettera al direttore di Le Monde, dove spiegherò tutto. Il signor Dagen è stato buono soltanto a criticare senza possibilità d'appello. La mia opinione è che all'interno della Rmn (che ha finanziato l'esposizione con una sovvenzione di 100 mila euro, ndr.) c'era chi voleva quei soldi per fare un'altra mostra, chissà magari sugli anni Cinquanta». E tra i nomi dei possibili «nemici» più volte aleggia quello dell'attuale direttore del Museo d'Orsay. «A questi critici spiega Belli avrebbe fatto molto più comodo che in mostra al Grand Palais ci fossero solo brutti quadri di regime. Così avrebbero potuto attaccarla, senza pietà e l'arte italiana ai tempi del fascismo avrebbe continuato a rimanere un "buco nero" senza importanza».
Parigi. Un'avventura dell'arte italiana. La curatrice Gabriella Belli: E' un attacco premeditato
La mostra "Italia Nova" al Grand Palais di Parigi è stata oggetto di critiche negative da parte di Philippe Dagen, critico d'arte di Le Monde. La curatrice della mostra, Gabriella Belli, risponde alle critiche affermando che le opere esposte sono di grandissimo livello e che la mostra non è una replica di quella di San Pietroburgo. Belli sostiene che il fascismo e i suoi legami con l'arte sono stati trattati in modo trasparente nel catalogo e che la mostra non ha voluto nascondere nulla. La curatrice accusa Dagen di aver criticato senza possibilità d'appello e di aver cercato di sabotare la mostra.
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