«Quando avremo venduto tutto, l'Italia che fine farà?»: Milena Gabbanelli chiude con questa domanda da brivido, che evoca scenari da Argentina, il ciclo di inchieste di Report. L'ultima puntata del programma giornalistico di Raitre, in onda stasera alle 20,50, sotto il titolo Vendita di Stato, presenta tre inchieste che convergono sullo stesso tema: la gestione affaristica del nostro patrimonio collettivo, ambientale, artistico, ma anche edilizio, perseguita dalla classe politica che è al governo e, per paradosso, lì dove la svendita è già in corso, gli scarsi successi che essa incassa sul piano stretto della moneta, a fianco della devastazione sociale che incoraggia. Le tre inchieste, firmate da Michele Buono e Piero Riccardi, sono: sulla Patrimonio s.p.a., sulla vendita delle case degli enti pubblici e sulla speculazione che minaccia alcune delle ultime aeree verdi di Milano, cioè la Cascina Melghera e le piste di San Siro. Si dirà: ma la vendita delle case degli enti pubblici non è una berlusconata, l'avvio risale agli anni dei governi di centrosinistra. E Milena Gabbanelli lo ricorda. In apertura, Stefania Rimini indaga su ciò che è successo nella tenuta di Maccarese, alle porte di Roma, da quando l'Iri l'ha privatizzata, vendendola nel '98 per 93 miliardi di lire a Benetton. Come un apologo, il servizio ci dice che l'azienda, prima in passivo di tre miliardi di lire l'anno, ora è in attivo annuo d'un miliardo. Ma le mucche vengono munte tre volte al giorno invece di due, vivono in gabbia anziché andare al pascolo; quanto agli umani, i lavoratori sono scesi da 92 a 72, e quelli rimasti si sono «flessibilizzati», cioè lavorano senza soste e fanno di tutto. Certo, la collettività non ha più sul groppone i tre miliardi l'anno persi in gestione Iri. Ma come mai il gigante Benetton è stato preferito alla locale Cooperativa Ortosole, in gara anche lei, con un progetto che prevedeva l'occupazione per 500-700 persone? E siamo sicuri che a Benetton piacerà sempre fare il contadino e non sarà tentato dal valore speculativo potenziale enorme di quei terreni? Dunque, Patrimonio s.p.a. I politici interpellati, Tremonti, la sua sottosegretario Armosino, e Urbani, hanno risposto picche alla richiesta di interviste. C'è un Tremonti di repertorio, però, che spiega le sue intenzioni: «Abbiamo due trilioni di euro di beni. Vanno valorizzati e, dove possibile e opportuno, venduti». E c'è una vecchia efficace dichiarazione della sua sottosegretario, che chiarisce cosa s'intenda per opportunità: «Ma perché devo tenere un carcere in un posto come San Vittore, a Milano, zona di pregio?». Il programma, implacabile, con l'ausilio di interviste al direttore generale del ministero dei Beni Culturali Roberto Cecchi, al dimissionario vice-presidente del Consiglio dei Beni Culturali Giuseppe Chiarante, al sindaco di Venezia Paolo Costa, ricostruisce il meccanismo legislativo messo a punto: l'elenco dell'Agenzia per il Demanio, in corso di stesura, di tutti i beni, musei e castelli, spiagge e parchi, monumenti e certose, di proprietà dello Stato; la legge 410 del 23 novembre 2001, che dice che «l'inclusione nei decreti produce il passaggio dei beni al patrimonio disponibile», il che significa che quello che prima non si poteva vendere oggi si può vendere, o usare come fidejussione bancaria, e la percentuale del 15 promessa alle amministrazioni comunali che dicono sì alla vendita dei loro beni artistici o paesaggistici. Poi, giugno 2002, arrivano Patrimonio s.p.a. e Infrastrutture s.p.a. Sono le leggi che saldano l'«utilizzo», chiamiamolo così, del nostro patrimonio pubblico, attraverso la cartolarizzazione, alle grandi opere promesse da Berlusconi in campagna elettorale. E che, con l'eventuale complicità delle amministrazioni locali sedotte da quel 15, e lo strumento del cambio della destinazione d'uso, aprono le porte alla devastazione del paesaggio e alla grande speculazione. Il ministro Urbani negli ultimi giorni ha voluto rassicurare sulle sue intenzioni: ma Report spiega che, avendo accettato che le leggi Tremonti uscissero senza la sua firma, ormai non ha più alcun potere. Cosa si intenda, a inizio Duemila, per «speculazione» lo spiega il servizio sulle aree verdi milanesi. Che, forte anche di una registrazione «pirata» d'una seduta della commissione urbanistica del Comune, ricostruisce il micidiale intreccio Ligresti, EdilNord di Paolo Berlusconi, Pirelli R.E., e banche, che starebbe per consegnare all'edilizia di lusso quelle aeree. Per finire, tappa a Roma, nei palazzi degli enti pubblici in vendita a Cinecittà: dove i palazzi vanno in pezzi per mancanza di manutenzione e il normale acquirente li sdegna, mentre i pensionati che già vi abitano non possono comprare perché, per motivi d'età, non possono ottenere mutui. Così, quel po' che si vende, si vende alla metà del suo valore...