Lo predicava Dante: «Dove c'è la musica, là non può esserci nulla di cattivo». Il ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani, si è affidato al Sommo Poeta per dare solennità alla promessa che il teatro Petruzzelli sarà ricostruito nei tempi previsti e che la «sua» fondazione lirico-sinfonica nascerà in tempi (parlamentari) rapidi. Ma proprio la citazione dantesca gli ha fruttato la bonaria contestazione di Berlusconi: «Contesto Urbani su Dante, perché Dante non sapeva che ci sarebbero state canzoni come "Avanti popolo". Dante non poteva prevedere tanta malizia e cattiveria anche nella musica». La «filippica» del premier contro la sinistra è cominciata presto, ieri mattina, subito dopo il suo arrivo a Bari. È cominciata ai primo appuntamento della giornata barese, nel teatro distrutto dall'incendio doloso del 27 ottobre del '91. Cerimonia solenne, nel teatro, proprio per aprire ufficialmente il cantiere della ricostruzione. Il «Consorzio Recupero Patrimonio Artistico» (pool di nove imprese perlopiù baresi che si è aggiudicato l'appalto della Sovrintendenza) ha firmato con i sovrintendenti regionale, Ugo Soragni, e per i beni architettonici, Gian Marco Jacobitti, il verbale di consegna dei lavori. Le opere di ripristino del foyer e di predisposizione degli impianti dovranno essere ultimate entro 600 giorni, ma Berlusconi - nella circostanza «testimone» e garante con Urbani - ha promesso che i tempi complessivi della ricostruzione del teatro (e cioé quattro anni) saranno rispettati. «Mi prenoto per la "prima": sono uno organizzato, ditemi la data e la segnerò nella mia agenda». E il sindaco, Simeone Di Cagno Abbrescia, subito gli ha fatto eco: «Già sento il pubblico alle mie spalle...». Il teatro è e resta di proprietà della famiglia Messeni Nemagna, la quale si è impegnata a cederne la gestione alla costituenda Fondazione lirico-sinfonica (in pratica il quattordicesimo ente lirico nazionale) in cambio di un canone annuo di 500 mila euro per quarant'anni. E la famiglia era schierata nel teatro ieri mattina, per salutare con emozione un momento atteso per oltre undici anni. «La famiglia si è comportata in modo molto responsabile Mi rammarica - ha precisato Berlusconi - che siano passati troppi anni. Per questo bisogna introdurre nel nostro ordinamento una velocità di decisione: non si può continuare con un ordinamento giuridico e con pratiche burocratiche non più adeguate ai tempi. C'è un'esigenza assoluta di riforme». Il progetto del restauro, di cui alcune tavole erano state montate su pannelli mobili, è stato rapidamente illustrato sia ad Urbani sia a Berlusconi dal direttore dei lavori, Nunzio Tomaiuoli, e dai sovrintendenti. Il ministro è andato immediatamente al cuore del problema, e cioè l'acustica che - gli è stato spiegato - ha condizionato l'intera progettazione degli spazi e la scelta dei materiali da utilizzare. Il premier si è invece soffermato sulla struttura degli impianti scenici e sulle decorazioni della cupola, da ripristinare attraverso un «puzzle» fotografico. Il momento più coreografico della cerimonia è stata la prova di restauro nella quale lo stesso Berlusconi si è cimentato. Il protocollo aveva previsto che il premier - affiancato per l'occasione da due restauratrici di professione - come loro indossasse il camice bianco e i guanti, ma così non è stato. Così come era stato previsto che il premier passasse solo un paio di pennellate di silicato di etile su un gesso decorativo del palco reale, e invece Berlusconi si è appassionato andando molto oltre lo spazio riservatogli del bassorilievo. Le note della «Norma" di Bellini - ultima opera eseguita nel Petruzzelli la sera precedente l'incendio - hanno fatto da sottofondo per tutto il tempo della cerimonia. Ma questa scelta musicale non è piaciuta alle eredi della famiglia Messeni Nemagna, che a Berlusconi e Urbani hanno donato come ricordo piattini in ceramica con l'effigie del Petruzzelli decorati a mano da due di loro.