Un altro capolavoro, "La Resurrezione di Lazzaro" di Caravaggio, va in prestito, come già i due Antonello, mentre due terzi delle opere sono inaccessibili al pubblico La nuova struttura rimane inagibile per l'umidità e il calore. Nella vecchia a marzo solo 1265 visitatori Un gigante in lenta agonia, martirizzato da pigmei che giorno dopo giorno gli succhiano via linfa vitale fino a quando non ce ne sarà più neanche una goccia. Ecco la triste sorte del museo regionale di Messina, condannato a morte dalla miopia di politici e amministratori locali e regionali che nemmeno in tempo di promesse elettorali sono stati capaci di spendere facili parole per la più importante istituzione culturale della città. Figuriamoci, poi, di fare davvero qualcosa per essa! L'ente di viale della Libertà è già da tempo giunto ad un punto di non ritorno: negli ultimi mesi, infatti, un gran numero di opere, soprattutto sculture e reperti in marmo, è stato trasferito nella nuova sede, con un appalto che si credeva sarebbe stato l'ultimo prima della grande inaugurazione. Invece non è e non sarà così: l'immobile è strutturalmente inadeguato a contenere collezioni d'arte, in quanto gli infissi non garantiscono la tenuta e la climatizzazione è pessima. L'acqua piovana vi si infiltra e le vetrate della copertura creano tra raggi solari e umidità una temperatura equatoriale: chi ha potuto progettare il tetto di un museo come se si trattasse di un vivaio? e che tipo di scadente finestra è stata montata? Pur in simili condizioni, si è comunque deciso di trasferire solo i marmi, forse sperando che nel frattempo dalla Regione sarebbero arrivati gli altri soldi per correggere i gravissimi difetti strutturali. Ben un anno addietro lo staff tecnico del Museo ha trasmesso a Palermo la perizia per il finanziamento di questi lavori, ma fino ad ora nessuna risposta dall'assessore ai Beni culturali Alessandro Pagano, che invece ha dimostrato una encomiabile celerità nel ricordarsi delle vicende messinesi per intervenire sulla vicenda del Teatro (di cui scriviamo a pagina 26). Così, il patrimonio espositivo in possesso dell'ente museale si trova per un terzo confinato negli scantinati e per un altro terzo imprigionato senza speranze in un contenitore rabberciato (in entrambi i casi ovviamente la pubblica fruizione è preclusa). Il restante terzo, esposto nei locali della filanda Melinghoff adibita a museo dopo il terremoto, non vive però miglior sorte. Le punte di diamante dell'offerta espositiva, ad esempio, passano più tempo fuori, in prestito, che a Messina: attualmente le due opere di Antonello (il Polittico di S. Gregorio e la tavoletta bifronte) si trovano a Roma e rientreranno a fine giugno. Sta invece per partire con destinazione Atene la grande tela di Caravaggio raffigurante "La Resurrezione di Lazzaro", inviata dall'assessorato regionale alla mostra sul maestro del '600 nonostante il parere contrario della direzione museale. E di ciò, ampiamente e con competenza, scrivono i docenti universitari (fra cui l'ex direttrice del Museo, la dott. Franca Cicala Campagna) di cui a fianco pubblichiamo una lunga nota. Apprezzandola particolarmente perché finalmente anche dal mondo accademico giunge un grido di dolore. Da un lato per il serio e concreto rischio di danni all'integrità delle opere, continuamente spedite come pacchi postali da una città all'altra. Ma anche per la sorte alla quale l'istituzione culturale è stata condannata: non certo con il prestito di un'opera d'arte, che è patrimonio dell'umanità e che va giustamente condivisa. Ma con la totale assenza di azioni concrete che in qualche modo risarciscano della continua "mungitura" di tesori. Cosa rimane oggi da vedere al Museo di viale della Libertà? L'opera di maggior "grido", che attrae colti e incolti, è certamente l'"Adorazione dei pastori", l'altra tela di Caravaggio il cui possesso inorgoglisce il museo e Messina. C'è poi l'interessante esposizione allestita, in occasione della settimana della cultura che si concluderà domenica, dal direttore Gioacchino Barbera sulle tele acquisite e restaurate dal Museo fra il 2002 e il 2005. C'è anche la mostra sul design finlandese che, nonostante abbia "spodestato" una dozzina di dipinti del '600 messi temporaneamente da parte, attira numerosi interessati (257 solo nello scorso fine settimana). Ma a marzo sono entrati al Museo solo 1265 visitatori (1130 dei quali a titolo gratuito): un'inezia rispetto persino a quelli che si recano al piccolo Museo di S. Annibale. Un'ingiustizia, rispetto alle meraviglie che potrebbe offrire il nuovo museo. Una sconfitta per una città che, dunque, può elencare a pieno titolo anche la cultura fra i suoi fallimenti.